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Acqua del Gran Sasso, gli ingegneri contro Arta, Ruzzo e Asl

Acqua del Gran Sasso, gli ingegneri contro Arta, Ruzzo e Asl


TERAMO, 22 maggio – E’ con una richiesta di accessi agli atti rivolta a tutti gli enti competenti che l’Ordine degli ingegneri torna sulla questione del sistema Gran Sasso. Sistema che a distanza di 15 anni continua  a manifestare le stesse criticità e con il presidente dell’ordine Alfonso Marcozzi che difende l’operato del Sian e della sua dirigente Maria Maddalena Marconi, dirigente che dopo il provvedimento di non potabilità dell’acqua, ritirato dopo aver avuto l’esito degli accertamenti sui campioni, è finita sotto accusa per un provvedimento da molte parti definito come affrettato.

“Dopo tutto meno male che c’è stata quella dottoressa, che va ringraziata e non condannata- ha detto Marcozzi – perché ha rimesso in piedi un problema che in molti avevano dimenticato, evidenziando una criticità molto forte del sistema”.

Un sistema, quello del Gran Sasso, rispetto al quale gli ingegneri chiedono agli enti competenti se siano o meno a conoscenza della reale complessità del sistema, chiedendo di accedere a tutti gli atti sottolineando come l’attuale approccio, definito “rertrospettivo” e basato sul controllo nei punti di conformità, sia ormai vetusto.

“Con la richiesta di accesso agli atti chiediamo ad Asl, Arta, Ruzzo, Regione Abruzzo, se hanno documenti tecnici che attestino il sistema delle conoscenze del bacino del Gran Sasso – sottolinea Marcozzi – Per intenderci, ci sono delle gallerie degli anni ’70, delle opere di captazione fatte sulle gallerie, ci sono i Laboratori, delle opere di captazione fatte dentro il Gran Sasso, questo sistema è noto? E’ chiaro a tutti, è definito, lo si conosce? Altrimenti va conosciuto. Da qui l’accesso agli atti”.

Gli ingegneri chiedono anche di sapere se sia stato messo in piedi un sistema di sicurezza che a fronte di un sistema noto, quale quello del Gran Sasso con le sue criticità, metta in campo tutte quelle azioni che servono a ridurre il rischio.

“Questo è obbligatorio. L’istituto superiore di sanità obbliga a mettere in piedi un piano della sicurezza  per attività di natura statica e dinamica – continua Marcozzi –  perché se ho un sistema di conoscenza a monte, un piano della sicurezza aggiornabile quotidianamente, metto in campo le azioni corrette e coordinate per evitare quanto successo ultimamente”.

Un sistema, quello del Gran Sasso, di cui si è parlato anche sabato pomeriggio nell’incontro con  i rappresentanti di Asl, Arta. Ruzzo Reti,  Provincia, Comune e Parco Gran Sasso-Laga, organizzato dall’ Osservatorio indipendente sull’acqua.

Incontro nel corso del quale secondo l’osservatorio, sarebbe emerso come nella gestione dell’emergenza si siano “verificati ritardi sia nelle procedure di analisi che nelle comunicazioni” e come lo stesso sistema di comunicazione tra gli enti di controllo e verso sindaci e cittadinanza debba “essere rivisto e sicuramente migliorato”.

“L’aver trovato sostanze che non dovrebbero essere presenti nell’acqua, al di là delle concentrazioni riscontrate, dimostra che il sistema di approvvigionamento idrico ha una permeabilità che potenzialmente rappresenta un pericolo, considerata la contiguità con i Laboratori dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare e le gallerie autostradali – scrive l’Osservatorio – e va approntato un sistema di partecipazione nella gestione di questa problematica partendo da quanto prevede la legge: a tal proposito  fin dal 2007  è previsto l’obbligo per gli enti concedenti di coinvolgere le associazioni dei consumatori in vari aspetti della gestione dei servizi erogati, e che le normative di settore impongono la massima trasparenza sui dati ambientali”.

A destare preoccupazione, secondo le associazioni ambientaliste, anche l’affidamento dei prossimi interventi per la messa in sicurezza all’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare.,

L’Osservatorio giudicherebbe un grave errore insistere su una gestione della problematica sul modello commissariale, senza un reale confronto e senza il coinvolgimento delle comunità locali” scrivono le associazioni, che hanno invece accolto positivamente la volontà, annunciata dal presidente della Provincia di Teramo, di chiedere alla Regione di coinvolgere l’Osservatorio stesso nel confronto avviato sul tema della sicurezza dell’acquifero del Gran Sasso”.

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