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Avezzano, nel giorno in cui l’ex sindaco Spallone avrebbe compiuto 100 anni il ricordo della storica segretaria

Avezzano, nel giorno in cui l’ex sindaco Spallone avrebbe compiuto 100 anni il ricordo della storica segretaria


AVEZZANO, 22 ottobre – Ad Avezzano ha sempre rappresentato l’icona del sindaco per eccellenza. E tutti i suoi successori hanno dovuto pagare lo scotto del paragone con lui. Mario Spallone comunista, medico di Togliatti, amico di molti personaggi importanti dell’ex Urss e del blocco dell’est europeo, medico e amico di personaggi importanti anche in Italia e in molte parti d’Europa oggi avrebbe compiuto un secolo di vita. Ed è proprio in occasione del centenario della sua nascita che ospitiamo il ricordo della sua storica segretaria Anna Maria Togna.

Eletto sindaco di Avezzano il 5 dicembre 1993, a 76 anni, dopo essere stato più volte primo cittadino della natìa Lecce nei Marsi, Spallone raccolse una città afflitta dalla crisi e piegata dallo scandalo di Tangentopoli che aveva visto decapitare l’amministrazione comunale dell’epoca, trasformandola nel punto di riferimento della Marsica e fra le cinque più importanti d’Abruzzo.

“Ho avuto l’onore di conoscere il professore nella fase che precedeva la campagna elettorale per il suo secondo mandato da sindaco di Avezzano. Lo vidi in televisione in una sua trasmissione e decisi che avrei dovuto incontrarlo e offrirgli la mia collaborazione. Subito mi ispirò una grande fiducia ed affidabilità ed il suo sguardo mi trasmetteva una grande sicurezza – racconta Anna Maria Togna – Qualche giorno dopo lo incontrai in Comune e ci parlai. Fu un colloquio informale e molto piacevole ed ebbi subito la sensazione di conoscerlo da anni; per questo quando lui mi chiese di candidarmi nelle sue liste, pur non avendo mai avevo avuto a che fare con la politica fino a quel momento, accettai. Qualche settimana dopo, ci rincontrammo ad una cena con tutti i candidati, oltre trecento persone. Lui mi vide e mi fece cenno di avvicinarmi. Ne rimasi stupita ma lo feci. Mi prese la mano e mi disse ‘Tu da oggi vieni con me’. E così fu. Poi ci furono le elezioni, che vinse soprattutto per un largo consenso personale, e nonostante le molte difficoltà, dovute all’interpretazione della neo legge che consentiva, per la prima volta, la formazione dello staff personale, mi assunse come sua segretaria. Non ebbe mai un attimo di esitazione perché per lui esisteva ‘la parola d’onore’, alla quale non sarebbe mai venuto meno. Un uomo che rispettava sempre ciò che prometteva perché la sua umanità era persino superiore alle sue doti di politico”.

Nel ricordare Spallone Togna evidenzia il grande amore dello scomparso sindaco per la città, la sua sofferenza soprattutto nel vedere Avezzano non adeguatamente considerata e valorizzata. E pone l’accendo sul rapporto diretto con i cittadini:

“Lui considerava il Municipio la Casa dei cittadini. Diceva sempre che doveva essere un palazzo di vetro, cioè trasparente. Le nostre porte, e la sua per prima, erano sempre aperte e lui riceveva tutti. Dai ministri e personalità straniere che venivano a trovarlo, fino al più umile dei cittadini. Gli venivano poste domande e problemi di ogni genere e lui non ne trascurava nessuno. Lavorava almeno 12 ore al giorno, dormiva pochissimo, dava tutto e pretendeva da tutti noi che dessimo esattamente le stesse cose. E’ accaduto più d’una volta che io o qualcuno del suo staff, fossimo svegliati nel cuore della notte, al più tardi all’alba, perché il professore aveva avuto un’idea per risolvere una questione e magari aveva bisogno di un numero di telefono o di cercare qualche informazione. Instancabile, umano, coraggioso e soprattutto, nonostante l’età, con l’entusiasmo e la vitalità di un giovanissimo”.

Tra i ricordi più cari quello dell’interessamento di Spallone per i cittadini in difficoltà:

“In Comune veniva tutti i giorni una donna che viveva senza marito e con i suoi figli piccoli in una roulotte. La donna chiedeva una casa popolare, ma il Professore diceva che lui non poteva darle una casa popolare, perché c’erano le graduatorie da rispettare. Nel suo animo, però, non accettava questa situazione perché confessò di non riuscire a dormire, pensando a quella donna con i suoi bambini, in una roulotte, al freddo e magari col rischio che si scatenasse un incendio provocando una tragedia. Alla fine, come suo solito, trovò una soluzione e riuscì a dare una casa a questa donna che venne in Comune felice di poter dare un tetto ai suoi figli. Il Professore, però, era più felice di lei perché si era tolto un’angoscia dal cuore e senza infrangere alcuna legge. Mi disse, poi, che la legge va sempre rispettata ma quando è assolutamente necessario, fra la legge ed il buon senso deve sempre prevalere quest’ultimo. Era soprattutto il sindaco degli ultimi, che lo amavano profondamente, perché si sentivano accolti, capiti ed accettati con sincera partecipazione ai loro problemi”.

Infine, un ricordo strettamente personale:

“Un episodio mi è rimasto scolpito nel cuore. Un giorno autunnale lo accompagnai al cimitero di Lecce nei Marsi, suo paese natale, dove era stato sindaco, nel quale avrebbe dovuto tenere un’intervista per una testata nazionale. Il motivo del clamore era dovuto al fatto che quello era l’unico cimitero in Italia ad avere la musica in filodiffusione, per sua iniziativa. Io onestamente non c’ero mai stata, ma appena arrivata sono stata avvolta da un senso di pace ed anche lui, il mio Sindaco guerriero, aveva un’espressione di calma e di tranquillità. Ha rilasciato l’intervista sulle note della musica classica ma alla fine, come spesso faceva, il suo ultimo pensiero fu per l’adorata moglie Luana e disse, con le lacrime agli occhi, che pur essendo ormai passati tanti anni dalla sua morte, non era riuscito a passare neanche un giorno senza pensare a lei. Questo era il mio Sindaco, questo era l’uomo che mi ha insegnato la vita, quella dura, fatta di difficoltà ma anche la tenacia di chi crede che con la forza e la volontà ma soprattutto l’umiltà si poteva tutto. Ed un grazie, per lui, è davvero troppo poco”.

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