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Chieti, rinviati a giudizio ex rettore ed ex direttore generale della d’Annunzio

Chieti, rinviati a giudizio ex rettore ed ex direttore generale della d’Annunzio


CHIETI, 26 aprile – Rinvio a giudizio per  l’ex rettore dell’università ‘D’Annunzio’, Carmine Di Ilio, e per  l’ex direttore generale Filippo Del Vecchio, accusati a vario titolo di abuso d’ufficio, falso materiale, violenza privata, usurpazione di funzioni pubbliche.

Nell’ambito del procedimento a marzo dell’anno scorso nei confronti di entrambi era stata disposta l’interdizione dai pubblici uffici per la durata di sei mesi.

La prima udienza del processo è fissata per il prossimo 2 ottobre. L’università, assistita dal professore Nicola Pisani, è costituita parte civile e chiede un risarcimento dei danni pari a un milione di euro.

L’inchiesta coordinata dal pm Giancarlo Ciani prese le mosse da una denuncia presentata dal prof. Luigi Capasso, oggi presidente della Fondazione Uda, che era stato componente del Consiglio di amministrazione della ‘D’Annunzio’ e direttore del museo universitario. L’imputazione di abuso contestata a Di Ilio e Del Vecchio, in particolare, scaturisce dal decreto con il quale, senza avvisare il diretto interessato sulla sua incompatibilità, venne revocata la nomina di Capasso quale componente del Cda.

Secondo l’accusa Capasso non fu messo nella condizioni di optare fra le due cariche e gli fu arrecato un danno patrimoniale ingiusto dal momento che l’università pretese da lui la restituzione delle indennità percepite quale componente del Cda.

Una situazione della quale, sempre secondo l’accusa, si sarebbe avvantaggiato lo stesso Del Vecchio dal momento che, estromesso Capasso, non fu possibile portare avanti il procedimento disciplinare che avrebbe potuto portare alla revoca dell’incarico dell’allora Dg.

Lo stesso Del Vecchio è accusato di abuso per non essersi astenuto dal partecipare alla riunione del Cda che avrebbe dovuto discutere l’avvio del procedimento disciplinare nei suoi confronti e di fatto venne impedito lo svolgimento della discussione.

L’accusa di falso materiale si riferisce allo schema di convezione con il Provveditorato alle opere pubbliche: nell’atto falsificato, e dunque difforme da quello deliberato dal Cda, venne inserito l’affidamento allo stesso Provveditorato delle fasi di progettazione, collaudo e direzione lavori delle opere di edilizia universitaria previste nel piano triennale 2015-2017 e che, sempre secondo l’accusa, erano espressamente escluse dalla convenzione deliberata dal Cda.

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