L'Aquila
Stai leggendo
Chiuse le indagini sull’incendio a Fonte Vetica, 5 persone rischiano il processo

Chiuse le indagini sull’incendio a Fonte Vetica, 5 persone rischiano il processo


L’AQUILA, 13 novembre – Chiuse le indagini sull’incendio avvenuto il 5 agosto scorso a Campo Imperatore, sulla piana di Fonte Vetica, all’interno dell’area protetta del Parco Nazionale Gran Sasso-Laga. Un rogo che ha prodotto danni per oltre un milione di euro e che ha distrutto più di 330 ettari di bosco. Ai tre indagati per omicidio colposo si sommano altri due indagati nei confronti dei quali è stato ravvisato il reato di favoreggiamento.

Sotto la lente del sostituto procuratore dell’Aquila, Fabio Picuti, sono finite dunque altre due persone, che avrebbero portato via la canalina per cuocere la carne, da cui era scaturito il rogo, abbandonandola ad una quarantina di chilometri di distanza, contribuendo così a sviare le indagini.

L’incendio era nato a margine della 58esima edizione della Rassegna ovini di Campo Imperatore, manifestazione organizzata dalla Camera di commercio, che aveva portato 30 mila persone in quota. Da questo rogo si era poi originato quello di Rigopiano.

Già una settimana dopo l’incendio, 14 persone erano state iscritte nel registro degli indagati con l’accusa di incendio colposo. Per quattro di loro il pm ha ritenuto di chiudere le indagini e si è aggiunto un quinto inquisito. Le altre dieci posizioni, secondo quanto appresso da fonti investigative, andrebbero verso la richiesta di archiviazione.

I tre indagati, scrive il pm, hanno allestito “un campeggio abusivo in località Fonte Macina nel comune di Castel del Monte” e provocato “un incendio generato da tizzoni ardenti caduti a terra”. Picuti rileva che “per la presenza di sterpaglie secche e del forte vento” le fiamme si sono propagate rapidamente, con 330 ettari coinvolti.

Un incendio, continua l’accusa “spento dopo 15 giorni, in data 19 agosto 2017” con “grave danno, persistente ed esteso all’ambiente naturale e alle aree protette”, consistito nella “distruzione di un’area naturale molto estesa, caratterizzata da notevole varietà e pregevolezza”, stimabile in 1.129.336 euro.

Quanto al favoreggiamento, è stato accertato che uno dei due accusati “sottraeva la canalina in ferro da cui era scaturito l’incendio dall’area di insorgenza del fuoco e la nascondeva sotto la macchina” dell’altro. Quest’ultimo, la trasportava “da Fonte Macina, luogo dell’incendio, fino a Brittoli, distante circa 40 chilometri, dove la abbandonava lungo il margine della strada”

Le indagini sono state delegate al Nucleo investigativo di polizia ambientale e forestale dei Carabinieri forestali, agli ordini del tenente colonnello Antonio Rampini, in collaborazione con la sezione di polizia giudiziaria dei Carabinieri.

Mi sento...
Felice
0%
Orgoglioso
0%
Euforico
0%
Ok
0%
Triste
0%
Arrabbiato
0%