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Giulianova, scambiava e “ripuliva” le provette di sangue: chiesto il processo per un infermiere

Giulianova, scambiava e “ripuliva” le provette di sangue: chiesto il processo per un infermiere


TERAMO, 13 febbraio – Secondo l’accusa, dietro pagamento di somme di denaro, avrebbe scambiato e “ripulito” le provette di sangue di automobilisti sorpresi alla guida sotto probabile effetto di sostanze stupefacenti, sostituendole con provette di sangue “pulito”. Un’accusa che a novembre dello scorso anno era costato ad un infermiere all’epoca in servizio presso l’ospedale di Giulianova (e successivamente sospeso) e ad un automobilista teramano l’obbligo di dimora nei rispettivi comuni di residenza e che adesso potrebbe costare ad entrambi il processo. Nei giorni scorsi, infatti, il pm Davide Rosati, titolare del fascicolo, ha firmato per entrambi gli indagati la richiesta di rinvio a giudizio.

I due devono rispondere in concorso del reato di corruzione, e all’infermiere vengono contestati anche i reati di favoreggiamento e tentato falso indotto.

L’indagine che rischia di far finire i due a processo era stata avviata nel maggio del 2016 dagli agenti della Polizia Stradale di Giulianova ed era partita dopo un controllo effettuato sull’automobilista indagato, risultato poi positivo alla cocaina e sottoposto al successivo prelievo ematico presso l’Ospedale Civile di Giulianova.

Ad insospettire gli agenti, alcune voci che riferivano di come l’automobilista in questione si vantasse di essere riuscito a sfuggire ai “controlli”, voci che avevano portato all’avvio di tutta una serie di indagini, condotte anche con l’ausilio delle intercettazioni telefoniche, che avevano fatto emergere forti sospetti su una scambio di provette.

In particolare, da quanto sarebbe emerso, l’infermiere, dopo aver convinto con una scusa un amico dell’automobilista fermato a farsi effettuare un prelievo ematico, avrebbe scambiato la provetta contenente il sangue di quest’ultimo, che era ‘pulito’, con quello dell’automobilista. Uno scambio confermato dopo il sequestro, disposto dall’autorità giudiziaria, delle provette, e l’effettuazione di un tampone salivare per il confronto con i campioni di sangue prelevati.

Le successive indagini avrebbero permesso di identificare con certezza l’infermiere coinvolto e di escludere che l’amico dell’automobilista fosse a conoscenza di come sarebbe stato utilizzato il suo sangue.

Le prove acquisite avevano così portato alla richiesta, da parte del pm Davide Rosati, titolare del fascicolo, delle due misure a carico dell’infermiere e dell’automobilista incriminato, per i quali adesso è stato chiesto il rinvio a giudizio.

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