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Hotel Rigopiano, atto d’accusa contro la Regione: “Se avesse applicato la legge sarebbero tutti vivi”

Hotel Rigopiano, atto d’accusa contro la Regione: “Se avesse applicato la legge sarebbero tutti vivi”


PESCARA, 16 maggio 2017 – Un atto d’accusa in piena regola nei confronti della Regione Abruzzo. E’ quanto emerso questa mattina a Pescara, nel corso della conferenza stampa sul disastro dell’Hotel Rigopiano, convocata dal pool di avvocati ed esperti formato dai legali Cristiana Valentini, Goffredo Tatozzi e Massimo Manieri, dal climatologo Massimiliano Fazzini, dall’ex responsabile di Meteomont Abruzzo Giorgio Morelli e dall’ingegnere specializzato in area montuose Marco Cordeschi. Una squadra ingaggiata dal Comune di Farindola, dal sindaco Ilario Lacchetta e dal tecnico comunale Enrico Colangeli, questi ultimi indagati dalla Procura di Pescara, insieme al presidente della Provincia di Pescara Antonio Di Marco, al direttore dell’albergo Bruno Di Tommaso e ai due funzionari della Provincia Paolo D’Incecco e Mauro Di Blasio, con le accuse di omicidio colposo plurimo, lesioni colpose plurime e atti omissivi in materia di sicurezza del lavoro, sempre in relazione alla valanga che ha ucciso 29 persone il 18 gennaio scorso. Gli avvocati hanno illustrato gli elementi alla base della denuncia presentata il 12 maggio, contro la Regione Abruzzo, per disastro valanghivo doloso.

L’avvocato Valentini, che assiste Lacchetta e Colangeli, non usa mezzi termini nell’individuare le responsabilità della Regione:

“Se la Regione Abruzzo, come previsto dalla legge 170 del marzo 2014, avesse realizzato la Carta di Localizzazione dei Pericoli da valanga (Clpv), oggi le 29 persone morte a Rigopiano sarebbero vive”.

Valentini spiega che nel febbraio scorso il pool di legali ha proceduto all’acquisizione di un’ampia documentazione, presso gli uffici della Regione, nell’ambito dello svolgimento delle indagine difensive:

“Da quella documentazione è emerso che nel 1992 la Regione Abruzzo, insieme ad altre sette regioni, in seguito alla sciagura del Pavillon, ideò una splendida legge finalizzata a prevenire il rischio valanghe, che però è rimasta a dormire per anni nei cassetti della Regione. Nel marzo del 2014, improvvisamente, la Regione decide di dare attuazione a quella legge, emanando la legge 170 e dando contestualmente l’ordine alla Protezione civile di redarre la Clpv, essenziale per applicare la norma. Quella legge prevedeva l’obbligo per la Regione di redarre la Carta di Localizzazione dei Pericoli da valanga, prevedeva che a realizzarla fosse la Protezione civile e prevedeva che la Carta fosse approvata dalla Giunta regionale e inviata ai comuni. A partire da quel momento, se avesse avuto attuazione, la legge avrebbe imposto vincoli edilizi e ordini di sgombero per tutte le strutture situate in aree valanghive e dunque non ci sarebbe stato il disastro dell’Hotel Rigopiano”.

La Carta di Localizzazione dei Pericoli da valanga, invece, non è mai stata realizzata. L’avvocato di Lacchetta e Colangeli osserva:

“Cinque giorni dopo il disastro di Rigopiano, la Regione ha annunciato che nel 2014 si era dotata del catasto comprendente la Carta storica delle valanghe, ma quella carta, come è giustamente specificato sul sito della Regione, non consente di prevedere alcuna valanga”.

Un punto sul quale è ancora più esplicito l’ingegner Cordeschi:

“La Carta storica redatta dalla Regione riporta dati dal 1957 in poi, con un alto grado di approssimazione, dato che l’arco di tempo esaminato, pari a 60 anni, è poco significativo rispetto ad eventi che hanno tempi di osservazione molto lunghi e poiché sono state utilizzate basi cartografiche con scale molto approssimative. Per questo la Carta storica realizzata dalla Regione ha una funzione puramente compilativa e non può dare vita ad elaborazioni di alcun tipo”.

Al contrario, dallo studio realizzato dall’ingegner Cordeschi, sul modello della Clpv, compiuto attraverso rilievi sul posto e l’esame di immagini satellitari anteriori al disastro, emergerebbe che l’Hotel Rigopiano si trovava in una zona a rischio valanga. L’esperto afferma:

“Questo studio presenta un livello di dettaglio molto più elevato”.

clpv

E il climatologo Fazzini aggiunge:

“La realizzazione della Clpv non comporta particolari difficoltà e neanche tempi molto lunghi, tanto è vero che io ne ho realizzate 80 nel giro di due estati, in ambienti molto più complessi come quello delle Dolomiti”.

Valentini, alla luce delle perizie esposte dagli esperti, rileva:

“Questa prova non è scientificamente confutabile e se dal 1992 la Regione ha evidenziato trascuratezza, dal 2014 la sua condotta è diventata dolosa, perchè conosceva i rischi a cui era esposto il territorio. Con la Clpv sarebbe stato possibile prevedere la valanga, mentre chiedere ai Comuni di gestire l’emergenza valanghe senza quella Carta è come chiedere ad un automobilista cieco di guidare una vettura”.

Il legale del sindaco di Farindola poi mette in luce altri aspetti:

“Nel delineare la condotta dolosa della Regione Abruzzo, abbiamo applicato gli stessi criteri che sono stati utilizzati nell’ambito di un precedente autorevole, quale il caso della Thyssenkrupp di Torino. Ora spetterà alla Procura compiere i necessari approfondimenti sulle responsabilità personali e per capire come mai sia stato disatteso l’ordine della Regione, impartito alla Protezione civile, di realizzare la Carta di Localizzazione dei Pericoli da valanga (Clpv). In tal senso abbiamo chiesto il sequestro di tutte le e-mail che sono state inviate negli uffici regionali dal marzo del 2014 ad oggi”.

Valentini spiega anche come mai la denuncia sia stata presentata presso la Procura dell’Aquila:

 “Riteniamo che le condotte più gravi, da parte della Regione, si siano svolte in quel territorio”. .

Il 28 maggio prossimo, su richiesta degli avvocati Valentini, Tatozzi e Manieri, sarà ascoltato Sabatino Belmaggio, dirigente del Servizio Prevenzione dei Rischi di Protezione Civile, alla presenza del pm Andrea Papalia, nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Pescara .

“Abbiamo chiesto che fosse ascoltato già da molto tempo – sottolineano i legali – e abbiamo moltissime domande da porgli”.

Quanto all’acquisizione di documenti avvenuta nella giornata di ieri presso l’Ufficio prevenzione rischi e Protezione civile della Regione Abruzzo, Valentini dice:

“Non sappiamo se abbia a che vedere con il nostro esposto. Abbiamo presentato la denuncia a L’Aquila il 12 maggio scorso, ma già da diversi mesi, quando però non eravamo ancora in possesso degli ultimi documenti, avevamo fornito i nostri elaborati alla Procura di Pescara”.

 

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