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Hotel Rigopiano, legali Lacchetta ricorrono alla Procura generale: “Trasferire inchiesta a L’Aquila”

Hotel Rigopiano, legali Lacchetta ricorrono alla Procura generale: “Trasferire inchiesta a L’Aquila”


PESCARA, 20 giugno 2017 – Proseguono le schermaglie giudiziarie nell’ambito dell’inchiesta sul disastro dell’Hotel Rigopiano di Farindola. Gli avvocati Cristiana Valentini, Goffredo Tatozzi e Massimo Manieri, che assistono il sindaco Ilario Lacchetta e il tecnico comunale Enrico Colangeli,  hanno presentato ricorso alla Procura generale contro la decisione del procuratore di Pescara Gennaro Varone e del pm Andrea Papalia, che hanno respinto la loro istanza di trasferire l’inchiesta da Pescara a L’Aquila. Questa mattina, intanto, in Procura a Pescara, è stato ascoltato Antonio Iovino, dirigente del servizio di programmazione attività della Protezione Civile, come richiesto proprio dai tre legali.

 

Il ricorso presentato da Valentini, Tatozzi e Manieri contesta il perno delle motivazioni con le quali Varone e Papalia hanno deciso di trattenere a Pescara l’inchiesta sul disastro che il 18 gennaio scorso è costato la vita a 29 persone. Secondo la procura pescarese:

“non essendo mai stati ipotizzati e non apparendo in alcun modo ipotizzabili i delitti di disastro valanghivo o di crollo di edificio nella forma dolosa, il delitto più grave va individuato in quello, posto in essere nel circondario pescarese, di rimozione od omissione dolosa di cautele contro infortuni sul lavoro”.

Una lettura alla quale si oppongono i tre avvocati, che elencano una serie di motivazioni strettamente tecniche, sulla base delle quali:

“deve ritenersi che non risulti sostenibile, in diritto, l’ipotesi di omissione dolosa di cautele antinfortunistiche ventilata dalla Procura di Pescara … risulta in realtà impensabile non sottoporre ad apposita indagine l’ipotesi di disastro doloso, a carico di organi regionali, e ciò tanto più alla luce delle acquisizioni investigative maturate in epoca successiva al deposito della denuncia”.

In sostanza, a giudizio degli avvocati di Lacchetta e Colangeli, sussiste una responsabilità dolosa da parte di chi, negli uffici aquilani della Regione, non ha redatto, nonostante una legge e una delibera di giunta lo imponessero, la Carta di localizzazione dei pericoli valanghivi:

“L’ipotesi delittuosa del disastro nasce da una constatazione assolutamente piana, fattibile da qualsivoglia esperto si voglia consultare in materia.  Non è pensabile prevenzione, cautela o vincolo urbanistico in area montuosa, in assenza della Carta di Localizzazione di Pericoli da Valanga, obbligatoria ex lege regionale 47/92, in Abruzzo come nelle altre sette regioni valanghive italiane”.

Ed è proprio su questi argomenti che questa mattina, in Procura a Pescara, è stato ascoltato il funzionario della Regione Abruzzo Antonio Iovino.  Dirigente del servizio di programmazione attività della Protezione Civile, Iovino è stato ascoltato per circa un’ora dal pm Andrea Papalia, alla presenza dei legali Valentini, Tatozzi e Manieri, che ne avevano richiesto l’audizione.

All’epoca dei fatti Iovino era il superiore di Sabatino Belmaggio, a quel tempo responsabile dell’Ufficio Rischio Neve e Valanghe, interrogato nel maggio scorso. Gli avvocati di Lacchetta e Colangeli speravano di ottenere qualche chiarimento in più in merito alla mancata realizzazione della Carta di Localizzazione dei Pericoli da Valanga, ma Iovino ha spiegato di non ricordare nulla in proposito.

Belmaggio, invece, nel corso della sua audizione, aveva sostanzialmente lasciato intendere che la carta non era stata redatta per mancanza di risorse e aveva parlato della necessità di trovare una cifra oscillante tra i 10 e i 70 milioni di euro, per poter realizzare la Clpv. Una tesi contestata dai legali del sindaco di Faridola, che mettono in luce come  “lui stesso abbia invece individuato  in complessivi 1.300.000 euro, nella determina poi sottoposta alla Giunta a febbraio, il costo per la realizzazione della carta”.

A giudizio dei tre legali, “la verità sta nel fatto che la Regione ha voluto risparmiare sulla prevenzione”. 

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