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Omicidio Tizi a Martinsicuro, in appello condanne per complessivi 86 anni di carcere

Omicidio Tizi a Martinsicuro, in appello condanne per complessivi 86 anni di carcere


MARTINSICURO, 6 novembre –  E’ con pene complessive pe 86 anni di carcere che la Corte d’Assise d’appello dell’Aquila ha parzialmente riformato la sentenza di primo grado per l’omicidio di Roberto Tizi, il 35enne di San Benedetto del Tronto ucciso a colpi di pistola nel giugno del 2015 a Martinsicuro mentre scendeva dall’auto guidata dalla compagna. Un omicidio per il quale i giudici d’appello hanno condannato a 30 anni Arjan Ziu, esecutore materiale del delitto, che in primo grado aveva visto una condanna a 18 anni e al quale in appello non sono state riconosciute le attenuanti generiche,  riducendo invece a 16 anni e 4 mesi ciascuno la pena per Mikele e Rudi Ziu e a 12 anni e 4 mesi la pena per Antonio Ziu (tutti e tre, in primo grado, erano stati condannati a 17 anni e 4 mesi).

L’omicidio si consumò a Martinsicuro il 7 giugno del 2015, con l’uomo ucciso sotto casa da Arjan Ziu con due colpi di pistola calibro 6,35. Un vero e proprio agguato che, secondo l’accusa, sarebbe stato una vendetta per una discussione per futili motivi avuta qualche ora prima dalla vittima con l’omicida. I due si erano incontrati in un bar, avevano discusso e Ziu aveva avuto la peggio.

Fermato poco dopo l’omicidio l’albanese aveva confessato le proprie responsabilità, escludendo il coinvolgimento di altre persone e indicando agli investigatori il luogo dove, secondo la sua versione, aveva gettato la pistola, mai ritrovata. I presunti complici (il fratello Mikele e i figli di quest’ultimo, Antonio e Rudy) furono fermati qualche giorno dopo.

Nel corso del processo di primo grado davanti al gup Roberto Veneziano (i quattro imputati avevano infatti chiesto ed ottenuto il rito abbreviato) Arjan Ziu, difeso dall’avvocato Tiziano Rossoli, fu condannato a diciotto anni, mentre i suoi tre presunti complici a 17 anni e 4 mesi ciascuno. Condanna contro la quale i legali dei quattro avevano proposto ricorso in appello, con le difese di Mikele, Rudy ed Antonio, rappresentati dagli avvocati Maurizio Cacace ed Antonio Valentini, che avevano chiesto un’integrazione probatoria.

Integrazione che prevedeva sia l’acquisizione dei tabulati telefonici del cellulare di Antonio, il nipote 20enne di Arjan Ziu, che si era sempre dichiarato innocente sostenendo che quella sera, al momento dell’omicidio, stava tornando a casa dopo aver staccato dal turno di lavoro in un bar, sia della perizia su un video.

 

 

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