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Rigopiano: indagata la funzionaria della Prefettura che rispose alla prima richiesta di soccorsi

Rigopiano: indagata la funzionaria della Prefettura che rispose alla prima richiesta di soccorsi


PESCARA, 14 marzo – A poco più di un anno dalla tragedia dell’Hotel Rigopiano la Procura di Pescara ha iscritto un altro nome sul registro degli indagati: quello della funzionaria della Prefettura di Pescara Daniela Acquaviva,  alla quale gli inquirenti contestano il reato di lesioni colpose in concorso.

La funzionaria, che rispose alla prima richiesta di aiuto lanciata dal ristoratore Quintino Marcella e che oggi è stata interrogata, su sua espressa richiesta, dai carabinieri forestali di Pescara, è finita nel mirino dei magistrati per la telefonata allegata ad un’informativa dei carabinieri forestali del 30 ottobre scorso.

Conversazione telefonica nella quale un carabiniere chiede alla sala operativa della prefettura notizie sul crollo dell’hotel Rigopiano e si sente rispondere dalla funzionaria, secondo quanto si legge nell’informativa, “ma l’Hotel Rigopiano e’ stato fatto stamattina“.

Nel corso dell’interrogatorio di oggi, durato circa 1 ora e mezza, Acquaviva, assistita dagli avvocati Giacomo Di Francesco e Manuel Sciole’, si è difesa sostenendo di aver risposto in quel modo perché il 118 aveva segnalato alla sala operativa della Prefettura che la notizia del crollo era già stata verificata e risultava infondata.

Ad oggi nell’inchiesta sul crollo dell’Hotel Rigopiano, che vede come titolari del fascicolo il procuratore capo di Pescara Massimiliano Serpi e il sostituto Andrea Papalia, sono indagate in tutto 24 persone: oltre a quello all’Acquaviva spiccano i nomi dell’ex prefetto di Pescara Francesco Provolo, del presidente della Provincia di Pescara Antonio Di Marco e del sindaco di Farindola Ilario Lacchetta.

Numerosi i reati ipotizzati, che a vario titolo ed in base alle diverse posizioni vanno dal crollo di costruzioni o altri disastri colposi, all’omicidio e lesioni colpose, all’abuso d’ufficio e al falso ideologico, fino alla rimozione o omissione dolosa di cautele contro infortuni sul lavoro.

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