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Scuola e università creano barriere, ma Beatrice le ha superate

Scuola e università creano barriere, ma Beatrice le ha superate


Pubblichiamo con piacere questo articolo di Beatrice Palluzzi, che ha 28 anni, vive in un piccolo paese in provincia dell’Aquila e fa parte dell’associazione abruzzese Carrozzine Determinate.

Lo scorso dicembre ho conseguito la laurea specialistica in Psicologia Applicata Clinica e della Salute e finalmente uno dei miei più grandi sogni si è realizzato.

Preoccupazione, felicità, ansia, gioia e tante altre emozioni hanno accompagnato questa giornata, ma fondamentale è stata la vicinanza di parenti e amici che l’hanno resa ancora più speciale. Nonostante i risultati ottenuti non è stato sempre un percorso in “discesa”.

Si inizia fin dalle scuole con vere e proprie discriminazioni: gli altri fanno le tabelline,  mentre io  sono ancora alle prese con semplici addizioni e problemi “infantili”; in classe si fanno i temi,  mentre io mi ritrovo a dover copiare semplici frasi da un testo. Questi sono solo alcuni esempi di quello che mi trovavo a dover sopportare solamente per la mia evidente disabilità motoria, che veniva associata ad un deficit intellettivo, perché, per la mentalità consuetudinaria,  per molte persone essere diversamente abili equivale a non essere in grado di far niente di quello che fanno gli altri. Per questo ero costretta a svolgere cose più semplici e soprattutto “diverse” rispetto a tutti i miei compagni.

Tutto questo mi provocava una grande sofferenza,  soprattutto dal punto di vista emotivo,  perché io cercavo di far capire a tutti che anch’io, pur avendo una disabilità,  avrei potuto svolgere il programma di classe,  ma nessuno mi dava ascolto.  La risposta che ricevevo era sempre la stessa: “Non puoi pretendere troppo da te stessa, devi accettare i tuoi limiti, non sei come gli altri”.

Tutto questo è durato fino al terzo liceo, quando ho trovato finalmente un’insegnante di sostegno che invece di dirmi: “Devi rassegnarti!”; mi ha detto: “Puoi farcela! Sei perfettamente in grado di  svolgere il programma di classe”.

Grazie alla sua fiducia e al suo supporto abbiamo parlato con il Preside della scuola e con tutti i docenti.  Anche se inizialmente erano titubanti e preoccupati di come mi sarei sentita di fronte ad una eventuale bocciatura, ho reagito e ho detto a tutti: “O mi fate fare il programma normale o lascio la scuola”.

Da quel giorno, tutto è cambiato!  Con molti sacrifici, difficoltà e tanto impegno sono riuscita a conseguire il diploma di Liceo Scientifico e ho deciso di iscrivermi all’università.

La mia esperienza all’interno dell’Università Degli Studi di L’Aquila ha avuto inizio nel 2007. Dopo il diploma presso il Liceo Scientifico, una serie di motivazioni personali mi ha spinta a scegliere la facoltà di Psicologia, come percorso di studi e futura professione.

Convivo dalla nascita con una disabilità motoria. E’ nel periodo adolescenziale che ho avuto uno straordinario incontro. Lo descrivo cosi perché è da lì che ho iniziato ad appassionarmi alla Psicologia.

Una Psicologa della zona mi ha aiutata a superare le numerose difficoltà incontrate e non parlo solo di barriere architettoniche fisiche ma soprattutto di quelle mentali. A distanza di molti anni, la situazione non si è molto evoluta, perché anche nell’ambito universitario ho avuto degli incontri poco piacevoli.

Più volte, mi sono dovuta confrontare con i pregiudizi, da parte di docenti, in sede d’esame, a lezione e anche riguardo la scelta della sede dove svolgere il tirocinio pre-laurea. Mi sono spesso sentita dire: “Sei sicura che questa sia la Facoltà giusta per te?”. Oppure: “Tu non ce la farai mai!”.

Invece eccomi qui, con una laurea in mano e con un entusiasmo che,  nonostante tutto non mi ha mai abbandonata. Per questo ringrazio le numerose persone che ho avuto la fortuna di incontrare, perché non sono stati tutti cosi negativi come questi docenti, dai quali forse ti aspetti di più;  poi quello che ti delude è vederli cosi piccoli di fronte a situazioni come le mie.

Ma torniamo al dunque: ragazzi che svolgono attività di tutorato presso L’Università (un servizio nato grazie ad un progetto sulla disabilità del Prof. Massimo Casacchia)  mi hanno supportata e “sopportata”,  durante tutto il mio percorso universitario. Un servizio di tutorato magnifico corredato da persone magnifiche. Per questo non posso che elogiare il professor Casacchia che ha messo le sue competenze e la sua capacità al servizio delle persone con disabilità. Un insegnamento di vita e soprattutto di come se si agisce con criterio e con dedizione si riescono a creare servizi efficienti e risolutivi per la vita delle persone. Da questo punto di vista il professor Casacchia e la professoressa Rita Roncone sono stati dei fari in un contesto ancora troppo buio per la disabilità.

La collaborazione con loro è stata fondamentale, non solo per quanto riguarda lo studio o per l’aiuto nello svolgimento di attività di routine universitaria, ma soprattutto dal punto di vista emotivo in quanto essi  hanno sempre creduto in me e nelle mie potenzialità e mi hanno sempre spinta a fare e a dare di più.

Ringrazio a tal proposito tutti i tutor che mi hanno aiutata, ma in particolare sento di farlo nei riguardi di Letizia Cona, Federica Aloisio e Mauro Pettinaro.

A Mauro Pettinaro riservo un ringraziamento particolare, perché grazie a lui e alla collaborazione di “Associazione Carrozzine Determinate Abruzzo” siamo riusciti ad abbattere molte barriere mentali e culturali,  ma soprattutto quelle architettoniche mediante l’istallazione di una pedana, che mi ha permesso di arrivare agevolmente di fronte alla commissione di laurea senza l’auto di nessuno, a differenza di quando ho discusso la laurea triennale.

Questo articolo nasce non dal bisogno di fare polemica contro le istituzioni o le persone in generale, ma vuole essere una spinta, vuole essere una proposta costruttiva per tutti quei ragazzi che come me a causa di una disabilità sono vittime di pregiudizi. E’ vero che esistono tanti pregiudizi e tante persone che non meritano di stare nelle Istituzioni educative e sociali, in cui ricoprono ruoli importanti, ma esistono anche tante persone generose e sensibili, che danno significato e valore a quelle Istituzioni pensate e realizzate con finalità inclusive.

Essere persone con disabilità non esclude la realizzazione di un sogno, si incontrano maggiori difficoltà e ci vuole più tempo, ma non arrendetevi! Inseguite i vostri sogni!

Un ultimo episodio: durante la laurea triennale mi accingevo a scrivere il primo capitolo sui disturbi della dislessia in età infantile. Dovevo elaborare un confronto tra i bambini con disturbi e i bambini senza disturbi. Inizio a scrivere la tesi e di getto, senza neanche accorgermene, definisco i bambini con i disturbi bambini “diversi” e i bambini senza disturbi bambini “normali”. Grazie anche alle riflessioni con il mio tutor capii che era evidentemente un  errore, ma un errore dovuto alla mia visione della realtà. Un errore causato dalla società che mi circondava e che naturalmente mi faceva considerare i bambini con disturbi “diversi” come “diversa” lo ero io. Oggi fortunatamente riesco a capire che non esistono normali e diversi e non devono esistere e anche nella mia realtà la “diversità” e la “normalità” sono due concetti che piano piano sto cercando di eliminare.

Vi lascio con un’ aforisma che ho riportato sulla copertina della mia tesi:

“ I limiti sono solo nella nostra testa. Se hai un sogno e vuoi realizzarlo, non ci sarà nulla in grado di ostacolarti. Tranne la tua volontà”.

Beatrice Palluzzi – Associazione Carrozzine Determinate Abruzzo

 

 

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