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Sulmona, un lungo corteo per dire no all'”hub del gas”

Sulmona, un lungo corteo per dire no all'”hub del gas”


SULMONA, 21 aprile – Dodicimila cittadini e quattrocento istituzioni ed organizzazioni provenienti da tutta Italia hann sfilato in corteo a Sulmona per dire no alla centrale, al gasdotto e ai progetti “fossili” e sì a tutte le opere  utili, da quelle necessarie all’abbandono degli idrocarburi a quelle per il risanamento del territorio.

Hanno partecipato rappresentanti della diocesi con in testa il vescovo Fusco, politici reginali,  più di sessanta comuni, con i loro gonfaloni e i sindaci con la fascia tricolore, associazioni, sindacati, tantissimi operatori economici e culturali, e soprattutto migliaia di semplici cittadini. Una sola richiesta:

 “Basta opere dannose e inutili imposte, stop ai progetti fossili, vogliamo efficienza, risparmio e rinnovabili e le buone opere, il risanamento e la valorizzazione del territorio, delle bellezze naturali e culturali, e la prevenzione sismica, a partire da scuole e ospedali”.

In una lunga nota il Forum H2o, tra i promotori della manifestazione è durissimo:

“È incredibile che il Governo, peraltro dimissionario e sconfitto, si muova con solerzia e zelo a favore di Snam – si legge – pensando di imporre il “Gasdotto dei terremoti”, che attraverserebbe ben tre crateri, L’Aquila, Amatrice e Norcia, nonché la Valle Peligna, una delle aree a maggior rischio sismico europeo. Snam sostiene che non ci sono rischi; peccato che dimentichi tutti gli incidenti che si susseguono in questi impianti, a partire dall’esplosione con 11 feriti avvenuta nel 2015 al gasdotto a Pineto. Le emissioni in atmosfera della Centrale di Compressione di Case Pente a Sulmona (107,7 tonnellate/anno dichiarate da Snam solo di dannosi ossidi di azoto con le polveri connesse, quasi 100 tonnellate/anno), inoltre, sono del tutto inaccettabili per l’impatto sulla salute in una valle chiusa e in una nazione che è in procedura d’infrazione proprio per la qualità dell’aria”.

Secondo l’associazione ambientalista siamo in realtà di fronte a

“Un progetto che  è solo un tassello della strategia unitaria di trasformare l’Italia in un polo logistico delle fossili per i prossimi decenni, nonostante i consumi italiani siano calati rispetto di picco del 2005 e la rete nazionale sia dunque sovradimensionata. L’interesse è costruire grandi opere, dai gasdotti come TAP e i 600 km della rete Adriatica, dagli stoccaggi a nuovi pozzi di estrazione in Adriatico e sulla terraferma, e, magari, fare import-export verso il Nord Europa. Progetti che in larga parte ricadono sulla bolletta degli italiani, con ulteriore beffa. La tecnologia e l’urgenza dei drammatici cambiamenti climatici sta imponendo una transizione diretta e veloce verso risparmio, efficienza e rinnovabili. Anche dal punto di vista industriale sarebbe un errore madornale lanciare il paese sul binario dell’energia del passato”.

Il Forum H20 ricorda che:

“La manifestazione di Sulmona e le mobilitazioni che seguiranno sono la prosecuzione delle lotte contro le trivelle partita dalla vittoriosa campagna contro la piattaforma Ombrina. L’abbandono delle fossili non si fa solo a chiacchiere per poi favorire tutti i giorni le lobby di petrolieri ed affini. Le singole persone possono fare tanto con scelte di ogni giorno ma è la politica che deve risolvere i problemi strutturali abbandonando i progetti errati contrari all’Accordo di Parigi e penalizzando in ogni modo le fossili. Servono scelte chiare nel nuovo Parlamento e dal prossimo governo. I cittadini lo chiedono a gran voce”.

LA SNAM: “DIALOGO CON CITTADINI E ISTITUZIONI

Snam esprime “rispetto e considerazione per tutte le legittime posizioni provenienti dai territori nei quali opera, specie se espresse in modo civile e partecipato come oggi a Sulmona, e conferma la propria intenzione di dialogare e confrontarsi con cittadini e istituzioni locali per fornire maggiori chiarimenti, anche rispetto a informazioni non corrette circolate nelle ultime settimane, e per dimostrare l’utilità del proprio progetto per l’Abruzzo e l’Italia”. È quanto si legge in una nota della Snam.

“Il progetto – si aggiunge nella nota – è in linea con quanto previsto dalla Strategia energetica nazionale, in un contesto di aumento dei consumi, ed è necessario per portare il gas naturale alle famiglie e alle industrie del nostro paese. Il gas naturale può svolgere un ruolo importante nel percorso di decarbonizzazione dell’Italia grazie ai nuovi utilizzi in vari settori come i trasporti e alla diffusione del biometano, gas al 100% rinnovabile che può essere immesso nelle infrastrutture esistenti”.

Snam ribadisce che “le proprie opere non comportano pericoli per la sicurezza e per la salute delle persone: i gasdotti sono infrastrutture essenziali per il trasporto del gas dai punti di importazione ai vari luoghi di consumo del nostro paese, sono compatibili con l’ambiente e non hanno mai subito incidenti o interruzioni nel corso dei terremoti verificatisi negli ultimi decenni in Italia e all’estero. Nel solo Abruzzo, peraltro, sono già da tempo in esercizio 1.000 km di metanodotti; in particolare Sulmona è raggiunta da due gasdotti delle stesse dimensioni di quello in progetto”.

“I gasdotti – si sottolinea nella nota – sono completamente interrati e non danneggiano i territori, che vengono tutelati e protetti da capillari operazioni di ripristino delle condizioni originarie al termine di ogni scavo; sui terreni sarà possibile riprendere tutte le attività precedentemente svolte, anche per le coltivazioni agricole esistenti comprese quelle ad alto fusto. Per quanto riguarda l’impianto di Sulmona, Snam ribadisce che si tratta di un insediamento simile ad altri 11 già esistenti in Italia, a basso impatto ambientale, con emissioni di polveri sottili direttamente derivanti dalle turbine pari a zero o talmente trascurabili da essere considerate nulle e con emissioni di ossido di azoto e monossido di carbonio abbondantemente al di sotto dei limiti di legge”.

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