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Agricoltori e allevatori abruzzesi in piazza a Roma: “Rovinati da sisma e maltempo, aiutateci !” /FOTO

Agricoltori e allevatori abruzzesi in piazza a Roma: “Rovinati da sisma e maltempo, aiutateci !” /FOTO


ROMA, 7 marzo – Agricoltori e allevatori abruzzesi in piazza, davanti a Montecitorio, insieme a quelli di Marche, Umbria e Lazio. Provengono dalle aree terremotate e colpite dal maltempo del gennaio scorso e sono stati chiamati a raccolta dalla Coldiretti. Insieme a loro anche i sindaci dei comuni di provenienza, riconoscibili dalle insegne delle varie delegazioni.

Nel piazzale che fronteggia la Camera dei deputati pascolano anche alcune pecore, sopravvissute ai crolli che hanno travolto le stalle. Numerosi i cartelli esposti dai manifestanti, che recano scritte come: “Ho perso gli animali, non la dignità”, “Meno chiacchiere più stalle”, “A.A.A. Cercasi normalità”. Ci sono anche striscioni della Coldiretti: “La burocrazia uccide più del terremoto” e “L’Italia migliore merita giustizia”, assieme a un “Coraggio Italia”.
Un grande tavolo è stato apparecchiato con i prodotti locali salvati dalle macerie, dalle lenticchie al ciauscolo, dal pecorino Amatriciano a quello di Farindola e molto altro. Prelibatezza che – come denunciano agricoltori e allevatori – rischiano di sparire per le difficoltà del mercato locale, provocate dalla crisi del turismo e dallo spopolamento dovuto all’esodo forzato, ma anche ai ritardi nella costruzione degli alloggi temporanei.

E’ tutto pronto anche per la proiezione del filmato-denuncia #stalletradite, sui gravi ritardi della ricostruzione nelle aree rurali, dove si sommano inefficienze, incompetenze e furberie. E’ presente anche il presidente nazionale della Coldiretti Roberto Moncalvo, che incontrerà il presidente del Senato Piero Grasso, mentre la Presidente della Camera Laura Boldrini ha dovuto annullare l’incontro dopo essere stata operata d’urgenza.

Dal dossier divulgato da Coldiretti in piazza, emerge che nelle aree rurali terremotate si contano danni diretti ed indiretti per 2,3 miliardi di euro, tra strade e infrastrutture, case rurali, stalle, fienili, magazzini, ma anche stabilimenti di trasformazione, rivendite, macchine agricole, macchinari di lavorazione e animali morti e feriti, ai quali vanno aggiunte le perdite per il crollo della produzione di latte e delle coltivazioni e per gli effetti negativi sul commercio per la fuga dei turisti e dei residenti.

Inoltre, secondo le elaborazioni della Coldiretti su dati Istat, sono 25mila le aziende agricole e le stalle, nei 131 comuni terremotati di Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria, mentre sono 292mila gli ettari di terreni agricoli, coltivati soprattutto a seminativi e prati e pascoli, da imprese che per la quasi totalità sono a gestione familiare (96,5%).

Significativa anche la presenza di allevamenti con quasi 65 mila bovini, 40mila pecore e oltre 11mila maiali, che nell’insieme danno vita ad un fiorente indotto agroindustriale, con caseifici, salumifici e frantoi, dai quali si ottengono specialità di pregio famose in tutto il mondo.

“Il crollo di stalle, fienili, caseifici e la strage di animali – sottolinea Coldiretti – ha però limitato l’attività produttiva nelle campagne, mentre lo spopolamento ha ridotto le opportunità di mercato”.

Il presidente dell’associazione di categoria, Roberto Moncalvo, aggiunge:

“Il terremoto ha colpito un territorio a prevalente economia agricola, che occorre ora sostenere concretamente, per non rassegnarsi all’abbandono e allo spopolamento. La ricostruzione vada di pari passo con la ripresa dell’economia, che in queste zone significa soprattutto cibo e turismo”.

Il dossier della Coldiretti denuncia come, a poco più di sei mesi dalla prima scossa di terremoto del 24 agosto nel centro Italia, si conti una vera strage di oltre diecimila animali morti, feriti e abortiti, per l’effetto congiunto delle scosse e del maltempo, che hanno fatto crollare le stalle e costretto gli animali al freddo e al gelo, con decessi, malattie e diffusi casi di aborto. Ad oggi, inoltre, quasi 9 animali “sfollati” su 10 (l’85%) non possono essere ospitati nelle stalle provvisorie annunciate e gli allevatori non sanno ancora dove ricoverare mucche, maiali e pecore. Di conseguenza si è ridotta del 30% la produzione di latte per lo stress provocato dal freddo e dalla paura delle scosse.

In difficoltà sono anche le coltivazioni, dai pregiati ulivi “Doc” alle rinomate produzioni di cereali e legumi. Il patrimonio di ulivi delle aree terremotate dell’Abruzzo è stato praticamente decimato dall’effetto del maltempo, con quasi un milione di piante d’olivo a terra.

In aggiornamento…

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