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Bancarotta fraudolenta, condannato a 4 anni di reclusione l’ex re dei latticini Angelo Allegrino

Bancarotta fraudolenta, condannato a 4 anni di reclusione l’ex re dei latticini Angelo Allegrino

LANCIANO, 15 febbraio – Condannati a 4 anni di reclusione l’ex re dei latticini Angelo Allegrino, e a 3 anni e 8 mesi suo figlio Luciano Allegrino, nell’ambito del processo di primo grado sul crac dell’azienda di famiglia, che si è svolto davanti al tribunale collegiale di Lanciano.

I reati contestati ai due imprenditori frentani,  in veste di amministratori di fatto della società Latterie Abruzzesi, sono inglobati nella bancarotta fraudolenta e vanno  dalla sottrazione di scritture contabili alla distrazione dalla massa fallimentare di beni, anche strumentali, per un valore di 422.588 mila euro.

Angelo Allegrino, 74 anni, è un personaggio molto conosciuto in Abruzzo, oltre che per la sua attività nel settore lattiero-caseario, anche per essere stato presidente di Confcommercio Chieti e presidente di Ascom Abruzzo.

Il pm Andrea Papalia aveva chiesto 4 anni per Angelo Allegrino e  3 anni e 8 mesi per il figlio. Il giudice ha dunque accolto la richiesta di condanna per il padre e inasprito quella per il figlio. Secondo l’accusa gli imputati avrebbero sottratto, con nocumento per i creditori, libro giornale, inventari, registri Iva acquisti-vendite dal 2007-2010, impedendo alla Curatela la ricostruzione del patrimonio e del movimento affari della fallita società. Inoltre avrebbero distratto dalla massa fallimentare macchinari e altri impianti specifici per un valore di 39.300 euro e dall’attivo fallimentare merce per un valore di 383.288 euro, dichiarato nel bilancio 2008, con un ‘ulteriore distrazione di cassa per 1.081 euro.

Gli avvocati della difesa, Consuelo Di Martino e Antonella Fantini, hanno annunciato che presenteranno ricorso in Appello, sostenendo l’estraneità dei propri assistiti rispetto alle accuse.

“Gli Allegrino – dicono Di Martino e Fantini –  non erano i reali amministratori di fatto della società”.

Per lo stesso procedimento, in sede di gup, nel 2013 Giuseppe Spadano, altro legale rappresentante della società, patteggiò 2 anni di reclusione, pena sospesa.

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