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Capitignano, Antonia e Sergio più forti del sisma: portano avanti l’unico alimentari del paese

Capitignano, Antonia e Sergio più forti del sisma: portano avanti l’unico alimentari del paese


CAPITIGNANO, 7 settembre 2017 – Quando l’amore per la propria terra e il legame alle proprie radici è più forte di ogni avversità. Anche del terremoto. E’ la storia di Antonia De Andreis, 55 anni, titolare dell’unico alimentari in funzione a Capitignano, il comune dell’Aquilano dove ieri ha fatto visita il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni. “Non sono mancata un’ora”, dice la donna, con l’orgoglio di chi non molla, avendo resistito alla scossa del 24 agosto 2016 e, soprattutto, alla dura prova delle quattro terribili scosse della mattina del 18 gennaio scorso, combinate alla nevicata che ha bloccato gli abitanti nelle case mentre le pareti tremavano.

Il suo negozio non è soltanto un alimentari, ben fornito di tutti i prodotti tipici della zona. L’interno del locale, la ‘Baita del prosciutto’, è anche merceria e punto vendita di giocattoli e articoli da regalo. Antonia porta avanti l’attività insieme al marito, Sergio Cherubini, 63 anni: sono sposati da 28 anni e da oltre 12 mesi, da quel maledetto 24 agosto 2016, vivono in un garage.

Antonia spiega:

“Abbiamo una possibilità di sistemazione nel progetto del post-sisma dell’Aquila a Paganica, ma significherebbe fare ogni giorno più di 80 chilometri, per arrivare qui a Capitignano e tenere aperto il negozio. E noi non lo vogliamo chiudere”.

Così lei e il marito si sono organizzati in un garage di loro proprietà, che ha resistito al terremoto. Con tante difficoltà, ma anche con l’orgoglio di chi resiste. Antonia rimarca:

“Per la doccia e gli altri servizi ci siamo arrangiati, ma non abbiamo voluto mollare”.

I coniugi hanno due figli poco più che ventenni. Il ragazzo lavora a L’Aquila, la sorella a Roma, come estetista, facendo un po’ la spola con Capitignano visti i costi della capitale. Per la coppia è in arrivo una casetta, grazie al programma di Soluzione Abitativa in Emergenza, proprio all’entrata del paese. Sergio è visibilmente emozionato:

 “Stanno posizionando le casette. Pensiamo che entro ottobre ce la assegneranno”.

Poi la mente torna a quei terribili momenti in cui la terra ha tremato:

“Proprio quando pensavamo di avere superato la crisi del dopo sisma dell’Aquila, il 24 agosto siamo precipitati di nuovo nell’abisso. Chi ha la casa qui per le vacanze è scappato a Roma e nel paese non è rimasto più nessuno. Ma il 18 gennaio è stato ancora più tremendo. Capitignano è stato l’epicentro del terremoto. Poi tutta quella neve che non ci faceva scappare. Siamo rimasti in tre o quattro famiglie. Ora è tornato il 50% della gente. Ma io non ho voluto mollare e non mollo. Non sono mancata un’ora dietro il bancone”.

Antonia e Sergio, nella loro normalità, compiono un atto di eroismo. Se Capitignano continua ad esistere, è anche grazie a loro. La gente che conta, come il presidente Gentiloni, non sembra essersi accorta di loro. E a loro, in fondo, neanche interessa granché:

“No, non abbiamo incontrato Gentiloni durante la sua visita a Capitignano. Eravamo in negozio”.

Sull’uscio del negozio fa capolino il cane della coppia. E’ color cognac e si chiama Totò. Antonia e Sergio abbassano la saracinesca. È ora di pranzo. Si tornerà per riaprirla alla stessa ora di ogni giorno. E non c’è terremoto che potrà impedirlo.

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