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Hotel Rigopiano, legale familiari: “Meno vittime se D’Alfonso avesse fatto suo dovere”

Hotel Rigopiano, legale familiari: “Meno vittime se D’Alfonso avesse fatto suo dovere”


PESCARA, 7 giugno – Fanno rumore i 14 avvisi di garanzia consegnati ieri mattina e le indiscrezioni trapelate in merito alle contestazioni mosse dai magistrati agli indagati, in relazione al disastro dell’Hotel Rigopiano di Farindola. L’avvocato Romolo Reboa, che insieme ai legali Roberta Verginelli, Maurizio Sangermano e Gabriele Germano assiste il superstite Giampaolo Matrone e i familiari di Valentina Cicioni, Marco Tanda e Jessica Tinari, deceduti durante la tragedia, mette nel mirino il governatore D’Alfonso, soffermandosi sul filone dell’inchiesta riguardante la gestione dell’emergenza.

Reboa punta il dito:

“La notizia delle accuse mosse al governatore della Regione Abruzzo, Luciano D’Alfonso, al sottosegretario regionale Mario Mazzocca e a due responsabili della protezione civile dimostra che avevamo ragione due volte. La prima, quando abbiamo sostenuto che la causa dei morti è stata la mancata sospensione di ogni utilizzo, in stagione invernale, dell’Hotel Rigopiano, atteso che la strada non poteva essere tenuta aperta e che, ove il governatore avesse fatto il proprio dovere e non si fosse preoccupato solo dei propri interessi elettorali, probabilmente oggi si piangerebbe qualche vittima di meno, se non nessuna”.

Il riferimento è al capitolo d’indagine sulla gestione dell’emergenza, che rientra nella più ampia inchiesta condotta dalla Procura di Pescara sulla tragedia di Rigopiano. Al riguardo, secondo i magistrati, D’Alfonso, Mazzocca e i due funzionari indagati:

“determinavano le condizioni per il totale isolamento dell’Hotel Rigopiano – si legge negli avvisi di garanzia – comunque tali da impedire che la strada provinciale dall’hotel al bivio Mirri, lunga 9,3 chilometri, fosse impercorribile per ingombro neve, di fatto rendendo impossibile a tutti i presenti nell’albergo di allontanarsi dallo stesso, tanto più in quanto allarmati dalle scosse di terremoto del 18 gennaio”.

Reboa rivendica di avere avuto anche quando, in tempi non sospetti, ha sostenuto “che la magistratura stava operando con grande serietà ed occorreva avere pazienza, se si voleva ricevere vera giustizia”.

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