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Il rapporto della Direzione Antimafia: “Abruzzo permeabile a interessi criminalità organizzata”

Il rapporto della Direzione Antimafia: “Abruzzo permeabile a interessi criminalità organizzata”


PESCARA, 13 febbraio – In Abruzzo non c’è uno “strutturale radicamento da parte dei sodalizi mafiosi”, ma “la regione appare permeabile agli interessi della criminalità organizzata”. Dalle ultime risultanze investigative emerge la “presenza di soggetti riconducibili alla cosca Morabito-Palamara-Bruzzaniti di Africo (Reggio Calabria) e del gruppo Ferrazzo di Mesoraca (Crotone), mentre non si registra la presenza stanziale di organizzazioni camorristiche”, nonostante si registrino operazioni di riciclaggio effettuate tramite “insospettabili prestanome collegati ai clan campani”. E’ quanto emerge per l’Abruzzo dalla relazione della Direzione Investigativa Antimafia (Dia), relativa al primo semestre del 2018.

Sul territorio, rileva la Dia, “confluiscono anche ingenti quantitativi di stupefacenti, importati dalla Campania e rivenduti, prevalentemente, in provincia di Pescara, nelle numerose località turistiche che si affacciano sulla costa, e nel teramano”. Diverse le operazioni delle forze dell’ordine che hanno portato all’arresto di persone legate ai clan camorristici.

Passando alla criminalità di matrice pugliese, “questa – rileva la Dia – si distingue innanzitutto per la commissione di attività predatorie. Recenti attività di indagine confermano, infatti, la spiccata propensione, in special modo dei gruppi foggiani, a consumare delitti contro il patrimonio con efferati e sofisticati modus operandi”. È il caso delle ‘rapine in trasferta’ e dei furti perpetrati ai bancomat con la cosiddetta ‘tecnica della marmotta’ o degli assalti ai portavalori facendo uso di armi da guerra e di esplosivi. Altro ambito di interesse sono gli stupefacenti: “anche in questo caso – si legge nella relazione – la criminalità foggiana sembra prevalere sugli altri gruppi pugliesi, comunque attivi”.

Per quanto attiene alla criminalità straniera, alcuni gruppi di etnia rom sono risultati attivi nei reati contro il patrimonio e nei traffici di droga, specie lungo le aree costiere della provincia di Pescara e Teramo.
Stabile è la presenza di gruppi slavo-albanesi, al pari di quelli nordafricani, nigeriani e sudamericani, “i cui interessi criminali spaziano dai delitti contro il patrimonio al traffico di stupefacenti, dal favoreggiamento dell’immigrazione clandestina alla tratta di giovani donne finalizzata al loro sfruttamento sessuale”.

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