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Inchieste Abruzzo, ricostruzione Palazzo Centi: chiusura delle indagini per tre dirigenti regionali

Inchieste Abruzzo, ricostruzione Palazzo Centi: chiusura delle indagini per tre dirigenti regionali


L’AQUILA, 22 marzo – Avviso di conclusione delle indagini per tre dei dodici indagati nell’ambito dell’inchiesta relativa alla gara per il restauro di Palazzo Centi, sede della presidenza della Giunta regionale all’Aquila, gravemente danneggiato nel terremoto del 6 aprile 2009, filone principale della maxi inchiesta sugli appalti gestiti dalla Regione Abruzzo. Nonostante vi siano ancora riscontri in corso, il quadro accusatorio appare chiaro. Le indagini della Procura della Repubblica dell’Aquila, infatti, sono in dirittura d’arrivo. 

Il pm Fabio Picuti, che ha sostituito l’ex titolare Antonietta Picardi, trasferita alla Procura generale della Corte di Cassazione nel settembre 2017, ha inviato l’avviso di conclusione delle indagini ai tre dirigenti regionali che facevano parte della commissione esaminatrice, Giancarlo Misantoni, Roberto Guetti e Silverio Salvi, ai quali viene contestato il falso ideologico.

Per gli altri nove indagati, a meno di clamorose novità investigative, si va verso l’archiviazione. In tal senso è sicura l’uscita dall’inchiesta del presidente della Giunta regionale, Luciano D’Alfonso, eletto senatore alle elezioni del 4 marzo scorso, per il quale, secondo quanto appreso, dalle carte non sono emersi rilievi penali. Picuti potrebbe chiedere al Gip nelle prossime settimane l’archiviazione.

Agli indagati sono state contestate, a vario titolo, le ipotesi di reato di corruzione, turbativa d’asta, falso ideologico e abuso d’ufficio, in sostanza per la Procura ci sarebbe stata un’azione per favorire un’impresa. La maxi inchiesta è arrivata a 11 filoni e oltre 30 indagati. Il procuratore capo, Michele Renzo, ha affidato i vari filoni ad altri pm.

La gara comunitaria che metteva al bando circa 13 milioni di euro è stata vinta dalla Edil Costruzioni Generali di Venafro con un ribasso del 35%, impresa non coinvolta nell’inchiesta. I lavori sono stati sbloccati dopo che la Procura ha riconsegnato la documentazione sequestrata e dopo il pronunciamento, nei giorni scorsi, della giustizia amministrativa che ha bocciato il ricorso presentato presentato dall’impresa teramana Cingoli Nicola e Figlio Srl.

Proprio ieri è stato firmato il contratto tra la Regione, stazione appaltante, e l’impresa molisana.

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