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Omicidio nel pub di Montesilvano, rito abbreviato per Fantauzzi. Striscioni fuori e grida in aula

Omicidio nel pub di Montesilvano, rito abbreviato per Fantauzzi. Striscioni fuori e grida in aula


PESCARA, 12 settembre – Sarà giudicato con il rito abbreviato Massimo Fantauzzi, 48 anni, reo confesso dell’omicidio di Antonio Bevilacqua, il ventunenne ucciso a colpi di fucile il 16 settembre del 2017, nel pub Birrami di Montesilvano. Clima sereno nei corridoi del tribunale, dopo il trambusto della prima udienza. Qualche momento di tensione si è registrato soltanto in aula, con alcuni familiari della vittima che hanno gridato la propria rabbia all’imputato. All’esterno del Palazzo di giustizia sono comparsi tre grandi cartelli con due foto del giovane ucciso e le scritte: “Giustizia per Antonio” e “Ergastolo ai carnefici”.

Il gup del tribunale di Pescara, Nicola Colantonio, questa mattina ha accolto la richiesta di accesso al rito speciale, presentata – come ampiamente previsto – dal legale dell’omicida, Pasquale Provenzano. La discussione è stata fissata al prossimo 28 novembre.

Nel corso dell’udienza di oggi sono state citate tutte le parti offese, ovvero i genitori, la sorella, il fratello, la compagna e la figlia della vittima, assistiti dall’avvocato Giancarlo De Marco.

Presenti, in aula, sia Fantauzzi, che ha sempre mantenuto lo sguardo basso, sia la madre ed altri familiari della vittima. E’ rimasto fuori, nei corridoi del tribunale, il padre di Antonio Bevilacqua, che sta scontando una condanna per omicidio, ma sta beneficiando di un permesso di lavoro per buona condotta. Insieme a lui hanno atteso il termine dell’udienza decine di parenti ed amici del giovane.

Gli unici momenti di tensione, questa mattina, si sono verificati in aula, nel momento in cui Fantauzzi si è alzato per essere accompagnato fuori e qualcuno gli ha urlato “bastardo” e “meriti di fare la stessa fine”. Nei giorni scorsi era stata archiviata, invece, la posizione di Nunzio Mancinelli, inizialmente accusato di avere aiutato Fantauzzi nel compimento dell’omicidio.

Molto critico Giancarlo De Marco, che assiste i familiari della vittima, in merito alla mancata contestazione di aggravanti da parte dell’accusa:

“E’ un processo nato male, nel senso che non sono state fatte le contestazioni che andavano fatte, perchè ad esempio per me è una cosa strana che non ci sia nessuna aggravante, a partire dai futili motivi, che a mio giudizio ci sono, visto che per reagire ad un insulto è stata uccisa una persona. Si potrebbe anche discutere se sono futili motivi o motivi abietti, fatto sta che a me, che di solito difendo gli imputati, non è mai capitato di viaggiare così comodo, senza un’aggravante, con un imputato per omicidio che, se non ci fossero le recidive per ricettazione, riciclaggio, porto e detenzione di armi, con il rito abbreviato avrebbe potuto cavarsela con una condanna a 16 anni”.

Il legale è tornato sull’archiviazione della posizione di Nunzio Mancinelli, inizialmente accusato di avere aiutato Fantauzzi nel compimento dell’omicidio:

“Secondo me ci sono una serie di elementi che lo indicano come complice e d’altronde i carabinieri ne hanno chiesto l’arresto, ma il pm l’ha letta in un altro modo e il giudice ha archiviato, perché dice che la chiamata in correità non aveva dei riscontri. Però se Fantauzzi ha dichiarato alla polizia penitenziaria di non avere detto la verità e di volere essere ascoltato dal pubblico ministero per dire la verità, secondo me sarebbe stato opportuno sentirlo e verificare se fosse in grado di fornire dei riscontri”.

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