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Ospedali di Lanciano e Chieti, M5S: “Cucine obsolete e lavoratori precarizzati”

Ospedali di Lanciano e Chieti, M5S: “Cucine obsolete e lavoratori precarizzati”


CHIETI, 10 ottobre – “Cucine obsolete e lavoratori del servizio ristorazione precarizzati negli ospedali di Lanciano e Chieti“. La denuncia  arriva dal consigliere regionale del Movimento cinque stelle Sara Marcozzi che ieri, a fronte delle lamentele di numerosi utenti, ha effettuato un sopralluogo nei due nosocomi per verifica direttamente le  le condizioni igienico sanitarie delle strutture, la strumentazione in dotazione alle cucine, i magazzini e le condizioni dei lavoratori.

“Nel 2016,  la Asl Lanciano-Vasto-Chieti ha aggiudicato all’Ati Dussmann – Servizi integrati l’appalto per la gestione della ristorazione nei presidi dell’intera Asl sulla base di un capitolato tecnico che prevede, in maniera dettagliata, gli obblighi per l’Ati relativi al servizio di ristorazione  per i degenti, alla mensa aziendale, all’ammodernamento delle strutture e delle attrezzature – spiega Marcozzi – A distanza di quasi un anno dall’aggiudicazione dell’appalto, purtroppo, ho potuto constatare numerose difformità delle strutture e delle strumentazioni rispetto a quanto previsto nel capitolato tecnico d’appalto”

Il sopralluogo di Marcozzi è iniziato dalla cucina dell’ospedale di Lanciano, del quale il consigliere del movimento cinque stelle denuncia la vetustà dei locali, della pavimentazione, della piastrellatura e della strumentazione.

“Nella cucina di Lanciano, che produce e trasporta i pasti anche ai presidi di Vasto e Casoli, abbiamo potuto riscontrare che tutti i carrelli per il trasporto dei cibi sono privi di termostato, alcuni di essi, addirittura, sono guasti e vengono riscaldati manualmente, grazie alla buona volontà dei lavoratori, che versano al loro interno acqua calda fatta bollire in una pentola – tuona Marcozzi –  Anche i piatti, le stoviglie e i vassoi, non rispettano quanto previsto nel capitolato e sono, di fatto, un residuato di decine di anni fa. Una affettatrice presenta la rottura della protezione della lama e dunque è inutilizzabile dai lavoratori se non esponendoli a seri rischi di infortuni. Quanto ai servizi di sanificazione, il personale dedicato appare appena sufficiente per la pulizia quotidiana e del tutto insufficiente per gli interventi settimanali di disinfezione periodica”.

Non andrebbe meglio, per il rappresentante dei pentastellati, all’ospedale di Chieti dove la cucina non risulterebbe essere a regime  “dal momento che in loco vengono preparate solo le colazioni e cotta la pasta, mentre sughi e secondi piatti arrivano, due volte al giorno, dalla cucina dell’ospedale di Pescara”, anch’essa gestita dalla stessa Ati.

“Sebbene la struttura sia meno compromessa di quella di Lanciano, a distanza di un anno dalla aggiudicazione dell’appalto, i lavori di ristrutturazione e adeguamento dei locali previsti nel capitolato tecnico non sono ancora partiti e una della due lavastoviglie è fuori uso – continua Marcozzi – Sebbene la cucina abbia in dotazione vassoi, stoviglie e carrelli di ultima generazione, l’arrivo dei pasti da fuori, a detta dei pazienti, ne compromette la qualità”.

Ma non solo. Perché un discorso a parte, per i cinque stelle, meriterebbe la questione relativa alle condizioni di lavoro e contrattuali dei lavoratori. .

“I lavoratori di entrambe le cucine sono assunti, per la maggior parte, dalla Dussmann e dalla Cooperativa Servizi Integrati con contratti da 7a 18 ore settimanali e con retribuzioni che oscillano tra i 300 e i 700 euro al mese – conclude Marcozzi – Pochi sono i fortunati che, per le loro mansioni e per le tante ore di straordinario, arrivano a percepire uno stipendio di 1.200 euromese. E’ un dato di fatto che l’esternalizzazione del servizio e il continuo ricorso alle agenzie interinali hanno portato un forte abbassamento degli stipendi con ricadute sociali gravissime nelle vite dei lavoratori, a probabile ed esclusivo vantaggio dei clientelismi”.

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