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Pescara, si dimette l’assessore Diodati: “Sindaco prestato a giochi di potere e Pd arrogante”

Pescara, si dimette l’assessore Diodati: “Sindaco prestato a giochi di potere e Pd arrogante”


PESCARA, 6 novembre – Erano nell’aria già da qualche giorno le dimissioni di Giuliano Diodati dalla carica di assessore comunale. L’ormai ex assessore, che fino ad oggi era titolare delle deleghe a Bilancio, Finanze, Tributi, Sport, Mobilità e Parcheggi, nel suo messaggio d’addio definisce le proprie dimissioni “irrevocabili e con effetto immediato”. Poi sferra un attacco durissimo contro il sindaco, il Pd e gli altri ex compagni di viaggio.

Così Diodati nella sua lettera di dimissioni:

“Sono stati mesi difficili in cui, cercando di fare, non ho dovuto solo fronteggiare e superare le difficoltà amministrative, ma ho dovuto soprattutto fronteggiare ostacoli politici e correnti contrarie”.

Diodati, nell’agosto del 2017, era stato estromesso dalla giunta Alessandrini, per scongiurare la crisi dell’amministrazione, facendo posto a Gianni Teodoro. Dopo un addio tra aspre polemiche, neanche un anno dopo, era rientrato nella squadra di governo in seguito alle dimissioni dell’assessore Stefano Civitarese.

Successivamente nuovi contrasti, che Diodati riconduce alle scelte della giunta:

“Il progetto sull’area di risulta sembra partorito da chi in questa città non ci vive e quindi non ne conosce le esigenze e le difficoltà. Non si può abdicare per 20 anni dalla gestione di una zona strategica della città e non è possibile non capire, come nel caso del progetto di riqualificazione del campo Rampigna, l’importanza sociale ed economica del recupero di aree che rappresentano la memoria storica di una città”.

Poi un duro atto d’accusa nei confronti del Pd, “che sembra la mattina si svegli su Marte – attacca Diodati -. Se faccio un passo indietro a qualche mese fa, penso alla mancanza di coraggio nel cambiare rotta e andare verso una mobilità sostenibile, mi riferisco al progetto alternativo ai parcheggi estivi sulla strada parco, osteggiato fino all’inverosimile da quello stesso Pd che, quando era all’opposizione, attaccava duramente la decisione”.

Quindi un attacco frontale al sindaco e al Pd locale:

“Caro sindaco, rappresenti una delle città più importanti della nostra regione, avresti dovuto essere guida e collante delle diverse anime di questo partito, invece ti sei prestato ai soliti giochi di potere che nulla hanno a che fare con il bene comune e che non producono nessun giovamento alla comunità politica, ma anzi la mortificano”.

Poi l’ultimo affondo contro il partito:

“Un partito che non riesce a fare autocritica e a riflettere dopo i vari fallimenti elettorali, ma anzi continua noncurante, con estrema arroganza e con gli stessi atteggiamenti”.

LA REPLICA DEL SINDACO

“Io credo che non ci siano ragioni amministrative dietro le dimissioni di Giuliano Diodati dalla Giunta. Dimissioni che sono la prevedibile conseguenza della scelta che ha portato alla perdita della Provincia di Pescara, orchestrata da chi ha bene in mente un percorso che probabilmente già da diverso tempo non è con il centrosinistra”. Questa il commento del sindaco, Marco Alessandrini.

“Di che cosa parliamo? – aggiunge – Parliamo di un assessore che ho rivoluto in squadra alla prima occasione utile dopo l’avvicendamento del settembre 2017 e che in questi mesi ha governato, non senza distinguo sull’operato di un’Amministrazione di cui è stato parte per la maggior parte del mandato. Un amministratore che oggi – a sei mesi dalle elezioni comunali e a tre da quelle regionali – si chiama fuori, sentendosi improvvisamente alieno dai progetti strategici per Pescara, pur avendo sempre avuto piena possibilità di agire politicamente con le sue importanti deleghe e di confrontarsi liberamente con la maggioranza. Parliamo di un vizio antico della politica italiana, peraltro tornato oggi molto in voga, che è quello di dire cose vecchie con il vestito nuovo, fare finta che il proprio passato non esista e che ciò che si è promesso e raccontato alla pubblica opinione per essere eletti possa assumere improvvisamente forme e colori diversi per un non meglio precisato ‘bene comune'”, conclude il primo cittadino.

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