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Pescara, truffa del cartellino: misura cautelare per 7 dipendenti ‘Provincia e Ambiente’ /VIDEO

Pescara, truffa del cartellino: misura cautelare per 7 dipendenti ‘Provincia e Ambiente’ /VIDEO


PESCARA, 13 novembre – Sette dipendenti della società ‘Provincia e ambiente’, interamente partecipata dalla Provincia di Pescara, sono stati sottoposti a misura cautelare interdittiva, nell’ambito di un’inchiesta della Procura del capoluogo adriatico su una presunta truffa del cartellino. Diciassette in tutto gli indagati, tutti dipendenti della società. I reati ipotizzati sono, a vario titolo, peculato, falsità materiale e ideologica commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici, truffa aggravata e violazioni delle norme sull’ordinamento del lavoro.

I Carabinieri della Compagnia di Pescara stamani hanno dato esecuzione all’ordinanza applicativa della misura cautelare interdittiva, emessa dal gip Nicola Colantonio su richiesta del pm Andrea Papalia.

CHI SONO GLI INDAGATI

I sette sono stati sottoposti alla misura interdittiva della sospensione di sei mesi dall’esercizio dell’attività lavorativa. Si tratta  Paride Chiulli, Graziano Biagio Di Tillio, Alberto Malito, Gianluca Pretara, Vittorio Angelo Bucci, Antonella Romina Nazari e Pietro Zallocco.

Gli altri dipendenti indagati, ma non colpiti da misure interdittive, sono Simone Di Silvio, Angelo Di Pietrantonio, Paolo D’Onoforio, Giancarmine Di Ciccio, Francesco Angeloni, Livio Fornaro, Rosanna Natale, Roberto Micucci, Alessandro Gabriele e Rosanna Cavallari.

I reati contestati, a vario titolo, sono peculato, falsità materiale commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici, falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici, truffa aggravata e violazioni norme generali sull’ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche in concorso.

INDAGINI PARTITE NEL 2017

Le indagini, condotte dalla Stazione Carabinieri di Pescara Scalo a partire da maggio 2017, hanno riguardato i dipendenti della società, la quale, operando in regime di “in house providing”, si occupa di controllo, manutenzione e certificazione degli impianti termici per conto della Provincia di Pescara. Dagli accertamenti sono emerse alcune condotte illecite tenute da diversi dipendenti ‘assenteisti’ che, durante le ore di lavoro, per ragioni private, si allontanavano dall’ufficio senza alcuna autorizzazione e senza passare il badge nell’apposito dispositivo.

PEDINAMENTI E TELECAMERE NASCOSTE

Nel corso delle indagini sono stati condotti numerosi servizi di osservazione e di pedinamento. Contestualmente sono state installate sul luogo di lavoro telecamere interne ed esterne per controllare, monitorare e registrare l’ingresso e l’uscita dei dipendenti. L’attività video è durata più di sei mesi ed ha certificato che diversi dipendenti della società, dopo aver passato il badge nell’orologio marcatempo, all’atto dell’ingresso in ufficio, erano soliti assentarsi arbitrariamente e senza autorizzazione alcuna per andare a svolgere commissioni private.

ASSENTEISTI 17 DIPENDENTI SU 21: IL MODUS OPERANDI

I dipendenti utilizzavano anche lo stratagemma del ‘doppio passaggio’ consecutivo in entrata o in uscita, stratagemma che serviva a far si che l’orologio marcatempo annullasse la precedente operazione di uscita o entrata, contabilizzando le ore di servizio previste – otto ore per i lavoratori a tempo pieno – al fine di percepire, a fine mese, la retribuzione di ore lavorative maggiori di quelle realmente effettuate. Dalla visione delle immagini delle telecamere è emerso, inoltre, che alcuni dipendenti procedevano a passare il badge di altri colleghi giunti a lavoro in ritardo o addirittura assenti.
Le indagini hanno riguardato anche i veicoli di servizio utilizzati per gli spostamenti dai dipendenti addetti alle verifiche esterne degli impianti di riscaldamento: si è scoperto che i mezzi venivano utilizzati abusivamente per esigenze private. E’ anche emerso che il direttore tecnico, responsabile dell’ufficio, pur essendo in condizioni di poter controllare le condotte dei dipendenti, ha omesso l’attività di verifica.

Nel corso delle indagini è stata acquisita tutta la documentazione contabile della società procedendo al raffronto tra i dati registrati dall’orologio marcatempo, quelli riportati nelle buste paga e le evidenze documentate dalle telecamere.
L’intera attività di indagine ha evidenziato che ben 17 dipendenti su 21 effettivi si sono resi responsabili degli illeciti, ma solo per sette di loro, che si sono dimostrati particolarmente abituali a tali comportamenti, è scattata l’applicazione della misura cautelare interdittiva della sospensione di sei mesi dall’esercizio di attività lavorativa e di impiego presso amministrazioni o enti pubblici o a prevalente partecipazione pubblica.

I comportamenti illeciti, infatti, riferiscono i militari dell’Arma, “non hanno avuto connotazioni occasionali, ma hanno costituito espressione di un’analitica e approfondita programmazione, ponendo in essere detti comportamenti non solo in un arco rilevante di tempo, ma anche quasi senza soluzione di continuità, arrivando a percepire ingiusti compensi in danno di un ente pubblico territoriale per attività lavorative mai svolte”.

 

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