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Spoltore, minore abusato da parroco: consulente della difesa sminuisce credibilità del giovane

Spoltore, minore abusato da parroco: consulente della difesa sminuisce credibilità del giovane


PESCARA, 12 aprile – La consulente della difesa ha esposto argomentazioni che tendono ad invalidare la credibilità della presunta vittima. E’ quanto avvenuto oggi pomeriggio in camera di consiglio, davanti al tribunale collegiale di Pescara, nell’ambito del processo con rito abbreviato che vede imputato don Vito Cantò, l’ex parroco della chiesa di San Camillo De Lellis, a Villa Raspa di Spoltore , accusato di abusi di natura sessuale nei confronti di un ragazzo all’epoca minorenne.

La consulente della difesa dell’ex parroco, Marilisa Amorosi, esperta in psichiatria, ha riferito in merito a questioni che sono state oggetto di incidente probatorio, relative alla capacità di testimoniare e all’attendibilità del ragazzo. Argomentazioni che minerebbero la credibilità del giovane e che naturalmente sono contestate dall’avvocato Vincenzo Di Girolamo, che assiste la presunta vittima degli abusi.

La vicenda ebbe inizio nel 2013 quando, su segnalazioni ben circostanziate di abusi di natura sessuale nei confronti di un ragazzo all’epoca minorenne, il vescovo di Pescara Valentinetti decise di sospendere cautelativamente don Vito Cantò il quale lasciò la parrocchia e si dimise da educatore negli scout dell’Agesci. Nel 2014 iniziò il processo canonico e contestualmente i genitori del ragazzo decisero di rivolgersi anche alla magistratura ordinaria che affidò le indagini alla squadra mobile di Pescara. Il processo canonico si chiuse con una condanna di divieto perpetuo dello svolgimento di attività parrocchiali con minorenni e con altre pene accessorie, come l’obbligo di 5 anni di vita monacale.

Nel frattempo le indagini indussero il pm della Procura di Pescara, Salvatore Campochiaro, a chiedere il rinvio a giudizio nel 2016, ma l’avvocato del sacerdote, Giuliano Milia, si rivolse alla Cassazione, invocando il principio del “ne bis in idem”, sulla base del quale non si può essere condannati due volte per uno stesso reato. La Cassazione definì “inammissibile” il ricorso del parroco e i legali della difesa presentarono lo stesso ricorso al tribunale di Pescara, dove il pm Salvatore Campochiaro e l’avvocato di parte civile Vincenzo Di Girolamo si opposero. Il tribunale, infine, scelse di posticipare la decisione sull’eccezione alle fasi successive del giudizio, quando sarebbero state disponibili le motivazioni della Cassazione. La difesa del sacerdote, a quel punto, avanzò la richiesta di rito abbreviato.

La discussione è stata fissata per il prossimo 31 maggio.

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