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Teramo, Asl e carcere firmano il piano per prevenire i suicidi tra i detenuti

Teramo, Asl e carcere firmano il piano per prevenire i suicidi tra i detenuti


TERAMO, 28 marzo – Garantire  la salute dei detenuti, mettendo in atto delle strategie multidisciplinari per evitare i suicidi in carcere.  E’ l’obiettivo del ‘piano locale operativo di pronto intervento e di prevenzione del rischio autolesivo e suicidario dei detenuti’ firmato questa mattina dal direttore generale della Asl di Teramo Roberto Fagnano e il direttore dell’Istituto penitenziario di Castrogno Stefano Liberatore, piano  con il quale vengono definite le modalità di collaborazione reciproche.

Dal 2008 la Asl di Teramo gestisce il presidio sanitario del carcere attraverso una specifica unità operativa, diretta dal dottor Massimo Forlini, che prevede un servizio di attività assistenziale continuativa con medici, infermieri, psicologi e altre figure, attrezzato di ambulatori polispecialistici (radiologia, ecografia, odontoiatria, ecc.).

Inoltre, poiché l’istituto Penitenziario è dotato di una sezione femminile e di un nido per bimbi fino a tre anni di età (unico in Abruzzo), l’assistenza sanitaria è rivolta anche alle specificità di donne e bambini, con specialità mediche loro dedicate (ginecologia e pediatria).

Con questo accordo a firma congiunta, di fatto viene regolamentato e potenziato il servizio multidisciplinare di pronto intervento e prevenzione del rischio di suicidio, con uno staff multidisciplinare, composto oltre che da personale sanitario anche da personale della direzione dell’istituto (Direttore, Comandante, responsabili dei reparti detentivi, funzionari giuridico/pedagogici, ecc.) che potrà essere integrato, all’occorrenza, da altre figure (ad esempio, i mediatori culturali).

Staff che prenderà in carico tutti i soggetti che manifestano i sintomi di un intento autolesionistico o suicidario. Al riguardo uno dei punti salienti dell’accordo  riguarda propri la previsione del ricorso anche a specifiche figure di detenuti, denominati ‘care givers’ che, appositamente formati e qualificati dalla Asl, svolgeranno attività di ‘cura’ intesa come il prestare attenzione, così come farebbe un familiare, a quei soggetti, tassativamente segnalati dal medico, che ne abbiano dimostrato il bisogno.

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