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Teramo, Premio di Venanzo: a Michael Ballhaus l’esposimetro d’oro alla memoria

Teramo, Premio di Venanzo: a Michael Ballhaus l’esposimetro d’oro alla memoria


TERAMO, 25 settembre – Va a Michel Ballhaus, autore della fotografia di origini tedesche L morto a Berlino l’11 aprile 2017, l’ esposimetro d’oro alla memoria della 23° edizione del Premio Di Venanzo.

“Alfiere delle produzioni tedesche low-budget negli anni Settanta”, come scrive Stefano Masi (Presidente della giuria del Premio Di Venanzo) nel suo ‘Dizionario mondiale dei direttori della fotografia’ , “ha conquistato in seguito la fiducia di grandi registi della New Holliwood. Nell’opera di Ballhaus le densità pastose di un’immagine che affonda le sue radici nella tradizione dell’Espressionismo sono state messe al servizio dell’iperrealismo fassbinderiano e poi oltreoceano si sono coniugate con le allucinate ossessioni di Scorsese, soprattutto in ‘L’ultima tentazione di Cristo’ (1988), che resta il capolavoro di questo operatore tedesco”.

Ballhaus è stato candidato per ben tre volte ai Premi Oscar: nel 1987 per Dentro la notizia di James L. Brooks, nel 1989 per I favolosi Baker di Steve Kloves e nel 2002 per Gangs of New York di Scorsese.

La sua bravura è stata in qualche modo ricompensata nel 2016 con l’Orso d’Oro alla Carriera assegnatogli dal Festival di Berlino.
Proprio con Martin Scorsese aveva collaborato altre cinque volte, la prima in Fuori orario (1985), l’ultima in The Departed (2006), passando per il magnifico Quei bravi ragazzi (1990), Il colore dei soldi (1986), L’ultima tentazione di Cristo (1988), L’età dell’innocenza (1993). Una carriera iniziata subito nel segno del nuovo cinema tedesco, al fianco del già citato Fassbinder, per cui è doveroso segnalare l’apporto alla fotografia in Le lacrime amare di Petra von Kant, Il mondo sul filo, Il matrimonio di Maria Braun e Lili Marleen; non mancarono nemmeno le incursioni nel cinema hollywoodiano meno impegnato, da Una donna in carriera e Air Force One a Tutto può succedere. Nel 2014 pubblicò la sua autobiografia, Bilder im Kopf, in cui rifletteva per la prima volta sulla perdita graduale della vista a causa del glaucoma.

Fra i registi con i quali ha lavorato vanno ricordati anche: Robert Redford, James Foley, Frank Oz, Mike Nichols, Peter Yates, James L. Brooks e il connazionale, anch’egli emigrato a Hollywood, Wolfgang Petersen.

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