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Violenza sessuale nel convitto di Alannno: chiesti 5 anni di carcere per il custode

Violenza sessuale nel convitto di Alannno: chiesti 5 anni di carcere per il custode

PESCARA, 25 settembre – Rischia una condanna a cinque anni di reclusione D.D.S., il custode del convitto di Alanno  accusato di violenza sessuale ai danni di quattro studenti, ospiti della struttura, che all’epoca dei fatti erano minorenni. A tanto ammonta, infatti, la richiesta del pm Paolo Pompa. Le parti civili, rappresentate dagli avvocati Carlo Corradi e Debora Scarcella, si sono associate, mentre l’avvocato Uberto Di Pillo, che assiste l’imputato, ha chiesto l’assoluzione.

Il giudice Maria Michela Di Fine ha aggiornato l’udienza al prossimo 2 ottobre per le repliche e la sentenza. Questa mattina, prima della discussione, la difesa ha anche chiesto e ottenuto l’accesso al rito abbreviato, alla luce della modifica del capo di imputazione, formulata dal pm nella scorsa udienza, per contestare all’imputato l’aggravante di avere compiuto le molestie “all’interno dell’istituto, con abuso dei poteri e violazione dei doveri del pubblico servizio”.

Le parti offese, due 16enni e due 17enni, sarebbero state molestate a cavallo tra il 7 febbraio del 2018 e il 22 marzo dello stesso anno. Diversi gli episodi contestati all’imputato, che secondo la Procura, nel corso della notte, all’interno dell’istituto Pietro Cuppari, in più occasioni avrebbe attirato i ragazzi nella sua stanza e, con la scusa di guardare la televisione insieme, li avrebbe “stretti a sé, palpeggiati, baciati e leccati sul collo e sulle orecchie”. Inoltre si sarebbe “toccato le parti intime davanti a loro,  denudandosi e mostrando agli studenti il proprio organo genitale”.

In un’occasione, nel corso di una serata durante la quale uno dei quattro ragazzi si sentì male, il custode avrebbe accompagnato il giovane in bagno, tentando un approccio sessuale. Presto le voci giunsero alle orecchie della dirigenza scolastica, che denunciò tutto ai carabinieri. Gli investigatori installarono delle telecamere nel convitto e furono sufficienti due giorni per incastrare il custode, che però ha sempre respinto ogni addebito.

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