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Bambino morto mentre giocava a pallone: rito abbreviato per il medico del 118

Bambino morto mentre giocava a pallone: rito abbreviato per il medico del 118

TERAMO, 25 maggio – Sarà processato con rito abbreviato Darush Barhi, il medico del 118 accusato di omicidio colposo per la morte di Marco Calabretta, il bimbo di 9 anni di Pineto stroncato da una fibrillazione ventricolare sul campo sportivo della cittadina costiera mentre stava giocando una partita di calcio.

Abbreviato condizionato all’audizione dell’autista infermiere che si trovava quel giorno sull’ambulanza medicalizzata, con l’udienza fissata per il mese di luglio davanti al giudice Domenico Canosa.

La richiesta di ammissione al rito alternativo era arrivata dopo l’imputazione coatta disposta dal gip Giovanni De Rensis e firmata dal pm Stefano Giovagnoni.

Marco Calabretta, nove anni, di Pineto, era morto sul campo di calcio il 25 settembre 2015 per una fibrillazione ventricolare, provocata secondo l’autopsia da una malformazione congenita.

Una morte per la quale, nel corso delle indagini la Procura aveva iscritto nel registro degli indagati sia il professionista che aveva rilasciato il certificato di idoneità sportiva che il medico del 118 e per tutti e due aveva poi chiesto l’archiviazione.

Secondo la perizia disposta all’epoca dal Pm, infatti, la patologia di cui soffriva il bambino poteva essere diagnosticata, solo con un ecocardiogramma, esame non previsto in caso di rilascio di certificato di idoneità sportiva per attività non agonistica.

Da qui la richiesta di archiviazione per il medico che gli aveva rilasciato il certificato, che aveva regolarmente eseguito l’elettrocardiogramma previsto dalla normativa.

Per quanto riguarda invece il medico del 118, la Procura aveva inizialmente ipotizzato un’omissione per non aver utilizzato, al momento dei soccorsi, il defibrillatore presente sull’ambulanza. Successivamente per lo stesso medico era stata richiesta l’archiviazione, sempre sulla scorta della perizia rimessa dai consulenti della Procura.

Richiesta contro la quale la famiglia del bimbo aveva presentato opposizione all’archiviazione. Opposizione accolta dal gip che aveva disposto per l’uomo l’imputazione coatta.

Da qui la successiva richiesta di rinvio a giudizio per omicidio colposo per il medico del 118 che, come si legge nel capo di imputazione “nell’omettere di applicare prontamente al paziente che si trovava in uno stato di tachiaritmia ventricolare l’unica terapia risolutrice rappresentata dalla defibrillazione elettrica mediante apparecchio denominato defibrillatore di cui era in dotazione, in modo da interrompere, grazie allo shock elettrico, la fibrillazione ventricolare, cagionava la morte di Marco Calabretta il quale, a causa della omessa applicazione della terapia sopra specificata decedeva per arresto cardiorespiratorio”.

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