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Addio a Cesare Manzo, il gallerista pescarese che inventò Fuori Uso

Addio a Cesare Manzo, il gallerista pescarese che inventò Fuori Uso


PESCARA, 11 ottobre – E’ giunta al termine l’avventura terrena di Cesare Manzo, storico gallerista pescarese, per quasi mezzo secolo tra i principali animatori della vita artistica e culturale cittadina, deceduto all’età di 72 anni. La sua figura, però, è destinata a sopravvivere, nel ricordo dei tanti eventi e delle tante iniziative che organizzò nella sua amata Pescara. Da qualche tempo era alle prese con gravi problemi di salute. Tra pochi giorni, il 3 novembre, avrebbe compiuto 73 anni.

Manzo aprì la sua galleria nel 1967, in via Galilei, a Pescara. Si dimostrò subito capace di intercettare le tendenze e i cambiamenti culturali che segnavano la scena artistica mondiale, essendo tra i primi in Italia a puntare su figure del calibro di Andy Warhol, Boetti, Chia, Man Ray, Pistoletto e Zorio. La sua galleria fu frequentata anche dal geniale disegnatore Andrea Pazienza, che negli anni Settanta muoveva i suoi primi passi nella scena artistica proprio a Pescara. La galleria chiuse nel 2014, per via della crisi, sotto il peso dei debiti.

Nel 1990 Manzo, in largo anticipo rispetto a molte altre manifestazioni che si tennero in seguito in Italia, lanciò “Fuori Uso”, che per oltre un decennio trasformò Pescara in una delle capitali della scena artistica contemporanea: un esperimento che mescolava il recupero di spazi abbandonati, come ex fabbriche, scuole e mercati, e la proposta di opere di qualità e dai contenuti innovativi e dirompenti. Nel 1995 “Fuori Uso” registrò il suo record di presenze, grazie alla presenza di  50mila visitatori.

Tanti gli artisti di primo piano che, nel corso degli anni, presero parte all’evento, a partire da Joseph Kosuth, Mimmo Paladino, Mimmo Rotella, Mario Schifano, Richard Long, Maurizio Cattelan e Vanessa Beecrofot. Tra i curatori che negli anni Manzo portò a Pescara spiccano Achille Bonito Oliva, Mario Codognato e Nicolas Borriaud.

Nell’aprile scorso Manzo fu costretto ad incassare una delle più grandi amarezze della sua vita, dopo che il tribunale di Pescara lo condannò a 2 anni e 2 mesi di reclusione per avere “riprodotto, contraffatto e posto in vendita alcune opere”, denominate Frattali grafici e numerici, del noto artista biellese Michelangelo Pistoletto.

 

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