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Arrestato il boss della ‘ndrangheta Simone Cuppari. La sua ‘ndrina faceva base a Francavilla

Arrestato il boss della ‘ndrangheta Simone Cuppari. La sua ‘ndrina faceva base a Francavilla

FRANCAVILLA, 1 agosto – Faceva base in Abruzzo, a Francavilla al Mare ed era inseguito dalle procure di L’Aquila, Pescara e Locri. E’ stato arrestato ieri pomeriggio, in provincia di Bergamo, dai carabinieri di Chieti. E’ finita così la lunga latitanza di Simone Cuppari, capo dell’omonima ‘ndrina appartenente alla ‘ndrangheta calabrese. Proveniente da Brancaleone, è considerato un elemento di spicco di una delle più spietati associazioni per delinquere di stampo mafioso, dedita prevalentemente al traffico di sostanze stupefacenti e al riciclaggio. L’organizzazione, con base a Francavilla, aveva ramificazioni in tutta Italia.


Cuppari lo scorso 10 luglio era stato condannato a 28 anni di reclusione per traffico di cocaina, sulla base di una sentenza emessa dal Tribunale di Chieti. Su di lui pendono tre ordinanze di custodia cautelare in carcere, emesse dalla Dda di L’Aquila e di Reggio Calabria e dal Tribunale di Pescara.

Era riuscito alle operazioni ‘Sparta’ e ‘Banco Nuovo’ condotte dai carabinieri di Pescara e di Locri, e alla cattura, nel febbraio 2017, in occasione dell’operazione ‘Design’, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di L’Aquila e condotta dai carabinieri di Chieti.

I contatti con la Calabria li teneva attraverso i classici ‘pizzini’ e lui, che pure non era solito parlare a telefono, alla fine è stato tradito proprio da una telefonata intercettata: quella con cui ha prenotato una vacanza per la settimana di Ferragosto, che avrebbe dovuto trascorrere insieme a moglie e due figli a Eraclea Terme.

Cuppari, nell’organizzazione, è considerato un ‘vangelista’, ovvero uno dei vertici della ‘ndrangheta che partecipa alle riunioni dei comitati provinciali per le decisioni. Lo scorso anno riuscì a scampare al blitz, con 19 arresti, che portò a smantellare la cellula ‘ndranghetista’ in Abruzzo.

Da quel momento i carabinieri di Chieti non gli hanno dato tregua,  tenendo sotto controllo audio e video decine di utenze telefoniche e possibili nascondigli e soprattutto monitorando i movimenti tra la Calabria e l’aeroporto di Orio al Serio, così come di alcuni personaggi che, come si è scoperto, portavano ‘pizzini’ nell’area bergamasca.

Al momento dell’arresto il boss calabrese non ha detto un parola: viveva in una palazzina dove aveva preso in affitto un appartamento tramite un prestanome. A quell’ora era uscito, forse, per fare la spesa, ma i carabinieri avevano circondato l’intero edificio.

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