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L’Abruzzo si consegna alla Lega. Crolla il M5s, per il Pd un tonfo da commissariamento

L’Abruzzo si consegna alla Lega. Crolla il M5s, per il Pd un tonfo da commissariamento


PESCARA, 28 maggio – Il centrodestra, trainato da una Lega che non conosce più ostacoli, si prende con forza l’Abruzzo. Il Movimento 5 Stelle arretra nettamente, in una regione che fino a pochi mesi fa rappresentava una sua roccaforte. Il centrosinistra è ridotto ai minimi termini, con il Partito Democratico, azionista di maggioranza della coalizione, che incassa risultati ben al di sotto della media nazionale. E’ il responso del voto abruzzese, per le elezioni europee e comunali, dello scorso 26 maggio.

LEGA

La Lega è ampiamente la prima forza politica della regione. Alle europee il partito di Salvini, nel nostro territorio, ha ottenuto un eclatante 35,3%, addirittura un punto in più della media nazionale. L’Abruzzo, in virtù di questi dati, è l’unica regione di tutta la circoscrizione meridionale ad assegnare alla Lega la palma di primo partito. Sempre la Lega, con il 21,3%, fa da traino al successo di Carlo Masci, al primo turno, a Pescara. E pensare che cinque anni fa, alle precedenti elezioni amministrative, nella città adriatica non si era neanche presentata. E’ leghista, inoltre, il nuovo sindaco di Montesilvano, Ottaviano De Martinis, che ottiene uno straripante 66,9%. Sempre la Lega, con il 16,8%, consente al centrodestra di giocarsela al ballottaggio, a Giulianova, contro la coalizione di liste civiche guidata da Jwan Costantini. Salvini, nel commentare i risultati e citando proprio le percentuali plebiscitarie ottenute al Sud, ha già dichiarato che ora si dovrà procedere con l’autonomia differenziata, che amplierà le competenze delle Regioni in materie come sanità, prestazioni sociali, istruzione, lavoro e ambiente, legando i trasferimenti di risorse alla capacità fiscale dei singoli territori e dunque cancellando il principio perequativo. Una secessione di fatto, che rischia di creare cittadini di serie A e di serie B, e che finirebbe per penalizzare una regione non particolarmente ricca come la nostra. Evidentemente, però, si tratta di una prospettiva che non preoccupa il 35,3% degli abruzzesi.

FORZA ITALIA E FRATELLI D’ITALIA

Forza Italia, anche in Abruzzo, alle europee scende sotto la soglia del 10%, anche se può consolarsi con Pescara, dove perde più di tre punti rispetto al 2014, ma conserva un significativo 12,3%. Molto, per il futuro del partito guidato da coordinatore regionale Nazario Pagano, dipenderà dagli sviluppi delle alleanze a livello nazionale, che vedono un rapporto sempre più stretto tra Lega e Fratelli d’Italia, e una marginalizzazione sempre più evidente della forza politica berlusconiana. Proprio Fratelli d’Italia, in Abruzzo, ottiene un risultato di assoluto rilievo, attestandosi al 7%. Alle comunali il partito della Meloni tocca il 7,2% a Pescara, dove partiva da un modesto 2,3%, e raggiunge addirittura l’8,9% a Montesilvano. Con questi risultati, insomma, il centrodestra e di conseguenza l’intero Abruzzo, si spostano sempre più a destra.

MOVIMENTO 5 STELLE

E’ il principale sconfitto di queste elezioni europee, anche se l’Abruzzo fa da argine alla rovinosa caduta dei pentastellati, che a livello nazionale passano dal 21,1% delle precedenti consultazioni europee e dal 32,6% delle politiche del 2018, al 17% di oggi. Nella nostra regione il dato relativo alle europee è infatti migliore: 22,4%. Significativo, però, che la palma di primo partito d’Abruzzo, faticosamente conquistata dal M5s alle scorse politiche, sia stata ceduta alla Lega. Cattive notizie arrivano anche dai comuni: a Pescara la candidata pentastellata Erika Alessandrini è solo terza, distanziata di dieci punti dal centrosinistra, con il 12,9% dei consensi. La lista pentastellata fa anche peggio della candidata: 12,2%, ovvero quasi tre punti percentuali in meno rispetto alle amministrative del 2014. Consensi in picchiata anche a Montesilvano (14,4%) e Giulianova (7,2%). La crisi degli ex grillini è sotto gli occhi di tutti e risente, evidentemente, del clima politico che si è venuto creare a livello nazionale: l’elettorato pentastellato più di destra ha trovato un referente più convincente in Salvini, quello più di sinistra non perdona a Di Maio di avere sdoganato la Lega. Le difficoltà dell’economia nazionale fanno il resto e la conseguenza è che al M5s oggi restano soltanto le briciole.

PARTITO DEMOCRATICO

Il Pd è l’azionista di maggioranza di un centrosinistra prossimo alla desertificazione. A livello nazionale il partito di Zingaretti, pur essendoci poco da festeggiare, può quanto meno tirare un sospiro di sollievo, alla luce del 22,7% incassato alle europee, che è quasi la metà del 40,8% ottenuto nel 2014, ma che segna comunque un’inversione di tendenza rispetto al disastroso 18,7% delle politiche. A livello nazionale, ma non in Abruzzo, dove ancora una volta il Pd fa molto peggio che nel resto d’Italia: solo 16,9% alle europee, ovvero quasi 6 punti in meno della media nazionale. Si amplia il distacco dall’elettorato anche rispetto alle ultime politiche, che nella nostra regione videro il Pd segnare 5 punti in meno della media nazionale. E’ la certificazione, per il Pd, dell’esistenza di un caso Abruzzo. Il partito, da queste parti, appare guidato da una dirigenza totalmente autoreferenziale, scollata dal tessuto sociale, quando non apertamente invisa ai cittadini. Ci si attenderebbe un passo indietro da parte dei capibastone del partito, quanto meno un’ammissione di responsabilità e invece si continua a mettere la testa sotto la sabbia. Come accade a Pescara, dove si celebra quasi come un successo la sconfitta della Sclocco al primo turno, per il solo fatto di essere arrivati davanti al M5s. Peccato che il Pd, alle comunali di Pescara, abbia perso quasi 10 punti, crollando dal 23,8% del 2014 al 15,1% . Peggio ancora i risultati ottenuti  a Montesilvano (13,3%) e soprattutto a Giulianova (7,1%). Ma è proprio il caso Pescara a fotografare lo stato confusionale del Pd locale: nella città adriatica è stato liquidato senza troppi complimenti il sindaco uscente Marco Alessandrini per fare posto alla Sclocco. Lecito attendersi, dunque, segnali di rinnovamento e discontinuità rispetto all’amministrazione uscente e invece ecco ricandidati, praticamente in blocco, tutti gli ex assessori e consiglieri uscenti. Un evidente corto circuito, che ha partorito l’ennesima perentoria disfatta. Una sconfitta che, a questo punto, dovrebbe indurre alla riflessione anche i vertici romani del partito.

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