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Pescara, ragazza morta per overdose: arrestato uomo di 46 anni

Pescara, ragazza morta per overdose: arrestato uomo di 46 anni


PESCARA, 14 aprile – In seguito alla morte per overdose di una ragazza, avvenuta a Pescara il 28 settembre scorso, i carabinieri hanno arrestato un quarantaseienne del posto. Le indagini sono state avviate nei mesi scorsi dopo il decesso della donna. L’arresto è avvenuto in esecuzione dell’ordinanza di custodia cautelare, in regime di arresti domiciliari, emessa dal Gip del Tribunale di Pescara, su richiesta della Procura della Repubblica, per il reato di morte come conseguenza di altro delitto.

La persona arrestata si chiama Andrea Foglietta. Le indagini sono state avviate all’indomani della morte di una ragazza di Pescara, deceduta per edema polmonare acuto, conseguente ad una presunta overdose da oppiacei. I carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile, dopo avere rinvenuto e sequestrato a casa della giovane alcuni ritagli di blister di medicinali analgesici oppioidi molto potenti, hanno pazientemente ricostruito le sue ultime ore di vita, concentrando la loro attenzione sui contatti più recenti, scoprendo che la vittima, qualche mese prima, aveva stretto un rapporto di amicizia  con il Foglietta.

Si è appurato che tramite Facebook avvenivano conversazioni nel corso delle quali i due discutevano spesso di stupefacenti, con l’uomo che in più occasioni si è vantato di avere disponibilità di droghe tra le più disparate e medicinali contenenti sostanze oppiacee.

Dopo avere tenuto sotto stretta osservazione per diverso tempo Foglietta, i militari hanno accertato che l’uomo aveva effettivamente in atto una fiorente attività di spaccio di sostanze stupefacenti, ricevendo i suoi “clienti” a casa e richiedendo, in taluni casi, anche prestazioni lavorative attinenti la pulizia domestica della propria abitazione quali corrispettivo per la droga ceduta.

Le cessioni non si limitavano alle più comuni sostanze come hashish e marijuana, ma riguardavano anche numerosi medicinali, molti dei quali oppioidi, usati solitamente per la terapia del dolore. A conclusione della prima tranche di indagini, dopo aver accertato, con diversi servizi di osservazione, pedinamenti e riscontri, la continuità nel reato di spaccio di droga, è stato chiesto ed ottenuto un decreto di perquisizione domiciliare eseguito il 29 settembre 2017.

Ciò che gli operanti si sono trovati di fronte, una volta entrati nell’abitazione del pusher, è stata una vera e propria centrale di spaccio: sono stati rinvenuti, infatti, oltre a 25 grammi di marijuana, decine di scatole di medicinali qualificabili come potenti analgesici di derivazione oppiacea nonché a base di benzodiazepine solitamente utilizzati per il trattamento di dolori acuti e cronici e vendibili solo previa prescrizione medica.

Le indagini sono proseguite al fine di accertare se la morte della ragazza potesse in qualche modo essere collegata alla cessione di qualche sostanza da parte dello spacciatore; in tal senso sono state utili agli investigatori sia l’esito dell’autopsia, che ha ricondotto il decesso ad una overdose da oppiacei, sia la relazione tecnica del consulente del pm, che ha accertato che la presenza di morfina nel sangue della vittima è da attribuire all’assunzione di farmaci contenenti tali sostanze, escludendo che la stessa potesse derivare da precedenti assunzioni di eroina o oppio, stante l’assenza di oppioidi secondari ed altri elementi chimici tipici dell’azione di taglio e lavorazione.

In ragione di ciò, gli investigatori hanno confrontato i ritagli di blister rinvenuti a casa della vittima con quelli sequestrati a casa del Foglietta al fine di dimostrarne la compatibilità e riscontrarne la provenienza. Pertanto, con l’ausilio tecnico della Sezione Chimica – Laboratorio Merceologia del R.I.S. di Roma, si è giunti a stabilire la sussistenza di un’identità relativa propria tra le porzioni di blister, ponendo a raffronto le loro caratteristiche di produzione e dimostrando, con elevato grado di certezza, che i farmaci rinvenuti a casa della vittima ed ingeriti dalla stessa in dosi tali da causare un’intossicazione letale, erano provenienti da quelli rinvenuti a casa dell’indagato, che li aveva ceduti alla ragazza.

 

 

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