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Ricerca idrocarburi in Adriatico, il Forum H20: “Dal Ministero due pesi e due misure”

Ricerca idrocarburi in Adriatico, il Forum H20: “Dal Ministero due pesi e due misure”

PESCARA, 12 dicembre – Il  Forum Abruzzese dei Movimenti per l’Acqua torna in campo contro la ricerca di idrocarburi nell’Adriatico e lo fa lanciando un appello alle Regioni Adriatiche affinché chiedano conto al Ministero dell’Ambiente sull’utilizzo di “due pesi e due misure per valutare gli effetti dei progetti sul mare”  in Adriatico e nel Canale di Sicilia. 

“Il Ministero dell’Ambiente autorizza decine di richieste dei petrolieri per ricerche in Adriatico con la tecnica dell’airgun negando impatti sull’ambiente marino. Allo stesso tempo, però, ne riconosce il gravissimo impatto sulla pesca negando in questi giorni con parole inequivocabili l’autorizzazione ad una richiesta della Schlumberger Italiana S.p.a. nel Canale di Sicilia – scrivono i rappresentanti del Forum – A nostro avviso di tratta di un gravissimo caso di schizofrenia tecnica ed istituzionale, visto che le ricerche in Adriatico prevedono l’uso delle stesse metodologie che erano state proposte nel Canale di Sicilia, lo sparo incessante per giorni e giorni di area compressa che provoca un rumore assordante per la fauna ittica”.

In particolare il Forum fa riferimento a quanto scritto nel parere negativo della commissione Via alla richiesta di ricerca di idrocaburi nel Canale di Sicilia, sottolineando come l’impatto negativo sulla fauna ittica si ripercuoterebbe anche sul reddito delle marinerie.

“Il ministero dell’Ambiente, quindi – aggiungono i movimenti per l’acqua – usa clamorosamente due pesi e due misure. In Adriatico, dove è nota la presenza di aree di riproduzione dei pesci, consente il via libera a decine di permessi di ricerca che coprono praticamente l’intero versante italiano. In alcuni casi più progetti riguardano le medesime aree che, quindi, saranno interessate due o tre volte dal passaggio delle navi coinvolte negli spari di area compressa che contraddistinguono l’air-gun”.

Da qui la richiesta alle regioni adriatiche di intervenire a difesa del proprio mare e delle attività economiche connesse e l’invito a portare il caso a livello comunitario in quanto il Ministero dell’Ambiente “non ha coinvolto gli altri paesi che si affacciano sull’Adriatico” nella valutazione di tutti questi progetti “attraverso procedure di VIA transfrontaliere previste dalle convenzione internazionali”.

“Inoltre – conclude il Forum –  in considerazione della vastità delle aree interessate, doveva essere prevista una valutazione ambientale strategica per approfondire gli impatti cumulativi di tutti questi interventi e confrontare opzioni diverse per la tutela ambientale e lo sviluppo socio-economico dell’Adriatico e delle sue coste. Infine crediamo che questo ultimo parere possa essere usato nell’ambito di eventuali ricorsi al Consiglio di Stato contro le sentenze del Tar Lazio che qualche mese fa hanno avallato alcune decisioni del Ministero per evidenziare la disparità di trattamento tra i vari progetti”.

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