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Hotel Rigopiano, il vice prefetto tira in ballo questore e squadra mobile

Hotel Rigopiano, il vice prefetto tira in ballo questore e squadra mobile


PESCARA, 17 aprile – Un clima di confusione e panico generalizzato travolse gli esponenti della Prefettura dopo l’avvio dell’inchiesta bis sul depistaggio in relazione al disastro dell’Hotel Rigopiano di Farindola. Particolarmente significativi alcuni passaggi dell’informativa dei carabinieri forestali, che accompagna l’avviso di conclusione delle indagini.

I sette indagati, per depistaggio e frode processuale, sono accusati principalmente di non avere consegnato il brogliaccio, come richiesto dalla Squadra mobile di Pescara pochi giorni dopo il disastro, contenente le segnalazioni ricevute il 18 gennaio 2017, giorno della tragedia, e in particolare quella giunta dal resort, alle 11.38, dal cameriere D’Angelo, poi deceduto.

“In tale registro brogliaccio non sono riportate segnalazioni pervenute il giorno 18 Gennaio 2017 alla Sala Operativa della Prefettura – si legge in un passaggio dell’informativa -. L’annotazione delle segnalazioni inizia nella mattinata del 19 Gennaio e l’ultima segnalazione annotata sul brogliaccio, prima del 19 Gennaio 2017, è del 12 Giugno 2011 in occasione della manifestazione Ironman”.

Nell’informativa si ricostruiscono i vari passaggi che hanno portato all’iscrizione nel registro degli indagati, con le accuse di depistaggio e frode processuale, l’ex prefetto Francesco Provolo, i due viceprefetti distaccati Salvatore Angieri e Sergio Mazzia e i dirigenti Giancarlo Verzella, Giulia Pontrandolfo, Daniela Acquaviva e Ida De Cesaris.

“A noi ci hanno detto di raccogliere tutti questi documenti e poi glie li abbiamo mandati e l’abbiamo firmata noi su indicazione del Prefetto – dice Angieri in un’intercettazione telefonica, in riferimento alla preparazione e alla firma della relazione da consegnare alla Squadra mobile – perché il Questore glie l’ha detto cosi, stava lì il Questore, in stanza con lui, ecco e pensa te capito”.

Tirato in ballo anche l’ex capo della Squadra mobile di Pescara, Pierfrancesco Muriana, che per questa vicenda è stato ascoltato e non è ma stato indagato. “Cioè noi siamo arrivati dopo – dice sempre Angieri in un’altra intercettazione -. Quello che abbiamo trovato abbiamo messo lì dentro. Lì il Prefetto ci ha detto di firmarla, noi veramente non eravamo molto contenti, però disse ‘io vi metto a disposizione il Dirigente della Mobile’ e quindi con il Dirigente della Mobile abbiamo preparato questa cosa… cioè con quello a cui doveva andare la relazione”

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