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Chieti, ottennero 120mila euro da pazienti con problemi psichici. Infermiere condannate a 5 anni

Chieti, ottennero 120mila euro da pazienti con problemi psichici. Infermiere condannate a 5 anni


CHIETI, 4 marzo – Si appropriarono somme di danaro appartenenti a cinque donne, con problemi psichici, ricoverate presso gli istituti riuniti San Giovanni Battista di Chieti. Per questa ragione Marta Mantini e Patrizia Cavalli, rispettivamente coordinatrice infermieristica e coordinatrice educatrice, sono state condannate dal giudice monocratico di Chieti a 5 anni di reclusione ciascuna e 1.500 euro di multa. Erano accusate di concorso in circonvenzione di incapace.

L’accusa aveva chiesto la condanna a 4 anni. Entrambe sono state interdette in perpetuo dai pubblici uffici e sono state condannate a risarcire le parti civili in separato giudizio ma il giudice ha disposto una provvisionale di 10.000 euro a favore degli Istituti Riuniti e di 15.000 euro ciascuna a favore delle altre parti civili, ovvero alcune ricoverate e un amministratore di sostegno.

Il giudice ha inoltre ordinato la trasmissione alla Procura di quanto emerso nel processo e delle testimonianze rese da Vincenzo Ginefra, direttore sanitario degli Istituti, e Marcello La Rovere, entrambi medici, sia ai fini penali che disciplinari.

Secondo l’accusa le Mantini e la Cavalli, abusando delle condizioni delle cinque ospiti che avevano problemi di deficienza psichica ma che erano anche prive di qualsiasi legame con le famiglie di origine, le accompagnavano a prelevare denaro dai libretti postali, facendo credere loro che si trattasse di sostenere spese personali, quando in realtà erano ospiti a totale carico, e intascavano tali somme.

La vicenda ruota intorno a prelievi effettuati fra il 2008 e il 2014, per un totale di oltre 120.000 euro, dai libretti postali di cinque donne ricoverate nella struttura. I difensori delle due imputate, Fiorenzo Cieri e Placido Pelliccia, hanno annunciato ricorso in appello: nello loro arringhe hanno sostenuto, fra l’altro, che sarebbe stato necessario che l’istruttoria dibattimentale desse prova dell’elemento dell’induzione, cioè del fatto che la Mantini e la Cavalli avessero dispensato consigli, esortazioni, lusinghe e pressioni sulle ospiti per ottenerne il consenso. Ed avevano chiesto l’assoluzione per entrambe per non aver commesso il fatto.

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