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D’Alfonso fa il martire: “Doppia attività con grande fatica fisica”. In un libro i numeri del ‘sacrificio’

D’Alfonso fa il martire: “Doppia attività con grande fatica fisica”. In un libro i numeri del ‘sacrificio’


PESCARA, 6 luglio – Le manie di grandezza e l’autoreferenzialità del governatore senatore Luciano D’Alfonso – incompatibile secondo l’articolo 122 della Costituzione – sembrano non conoscere limiti. Dopo aver rivendicato, per l’ennesima volta, alcuni dei suoi presunti meriti, veste i panni del martire e si spinge a presentare un volumetto che documenterebbe il suo sacrificio per l’Abruzzo: “Sedici ore di lavoro al giorno, per un totale, in cinque anni, di circa 19mila ore”.

D’Alfonso, in conferenza stampa a Pescara, dice:

 “Voglio un solo riconoscimento dagli abruzzesi e dalla politica, dagli organi di rigore e di controllo, che tutto il tempo che io avevo l’ho dedicato alla funzione”.

Un merito che tuttavia, a giudicare dai risultati ottenuti dal Pd alle ultime elezioni politiche in Abruzzo, gli elettori stentano a riconoscergli. D’altronde, in qualità di uomo simbolo del suo partito, ha apportato un contributo decisivo alla debacle democratica. Giova ricordare che il Pd, in Abruzzo, ha ottenuto 5 punti in meno rispetto al dato nazionale, costato la poltrona di segretario a Renzi. Evidentemente, per gli elettori abruzzesi, non è soltanto una questione di quantità di tempo dedicato alla funzione, ma anche di qualità dell’operato e di concretezza dei risultati.

Considerazioni che non sfiorano minimamente il governatore senatore. La smisurata considerazione che D’Alfonso nutre nei confronti di se stesso, nonostante la sua popolarità sia ai minimi storici, non appare scalfita di un millimetro:

“Nessuno mi può rimproverare che non ho avuto fiducia, coraggio determinazione. Nessuno mi può rimproverare che non mi sono buttato a capofitto utilizzando tutte le risorse. Non ho scelto la strada del ‘per evitare problemi non faccio nulla’, come il 59% degli amministratori assicura a sé stesso. Nessuno mi può rimproverare che non ho avuto ragione dei tanti contenziosi vissuti e penso che anche altre vicende conosceranno la stessa conclusione, perché tutto quello che ho fatto è ricostruibile al centimetro”.

Quindi torna, indirettamente, sulla questione incompatibilità:

“Sto rimanendo a fare le due attività, con una fatica fisica che non mi spaventa, perché voglio rendere irrevocabili le risorse. Voglio rendere i dossier amministrativi capaci di portare alla cantierizzazione. Sto facendo in modo che nulla possa essere revocato della notevole massa finanziaria che abbiamo attratto all’Abruzzo: circa tre miliardi di euro in 52 mesi”.

Insomma l’incompatibilità è un dettaglio. D’Alfonso si è immolato per il benessere dei suoi concittadini. Un sacrificio estremo, testimoniato dal volume, che ripercorre tutte le tappe del Governo D’Alfonso – risorse attratte ed investite, eventi, iniziative, provvedimenti – anticipato oggi a margine della conferenza stampa a Pescara. La pubblicazione sarà presentata ufficialmente nel corso di un evento che si svolgerà il prossimo 7 settembre. Nel frattempo, però, D’Alfonso anticipa qualche numero:

“Sedici ore di lavoro al giorno, per un totale, in cinque anni, di circa 19mila ore; 278 sedute di Giunta e 3.562 delibere adottate; 789 riunioni con verbale; 497 incontri istituzionali a Roma; 18 missioni all’estero; 3.139 contenziosi; 241 comuni abruzzesi visitati; circa 436mila chilometri percorsi e 79mila euro di carburante spesi; 21 lettere anonime ricevute; 5.313 euro di spese di telefonia per le utenze assegnate al presidente”.

Numeri che dovrebbero indurre i cittadini abruzzesi ad esprimere profonda gratitudine al governatore senatore. Numeri che invece, anche a giudicare da quanto si muove nel Pd – dove tutti i big si chiamano fuori da qualsiasi ipotesi di candidatura alla carica di Governatore alle prossime regionali, date sostanzialmente già per perse – non trovano alcun riscontro nell’indice di gradimento dei cittadini abruzzesi.

Poi il discorso scivola su come D’Alfonso veda la Regione senza di lui al timone:

“Una Regione è capace sia di procedere con lento pede sia per sussulti rivoluzionari”.

Non è chiaro, al riguardo, se D’Alfonso rivendichi il suo “lento” procedere o arrivi a considerarsi un promotore di “sussulti rivoluzionari”. Lasciando i cronisti nel dubbio, aggiunge:

“Auspico di avere collaborato a introdurre una tradizione amministrativa”.

Infine uno sguardo alla struttura interna della Regione, che pullula di suoi fedelissimi:

“E’ importante anche la revisione dell’età anagrafica media. Partiranno i concorsi nelle prossime settimane, che consentiranno un po’ di progressione di carriera alle figure interne. Stiamo introducendo anche tecnologia e spero che si riesca anche a razionalizzare i palazzi di lavoro della pubblica amministrazione. Quando sono arrivato avevo capito che c’era una regia da ‘triangolo delle Bermuda’ che faceva in modo che tante sedi di lavoro organizzassero il non controllo del lavoro. Ho provato a razionalizzare su questo fronte, noi abbiamo bisogno della concentrazione univoca delle sedi di lavoro. Sono riconoscente ai dirigenti, ai capi dipartimento al personale, che hanno lavorato tanto”.

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