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Pescara, la Finanza sequestra bene per 16 milioni di euro a Mattucci. C’è anche il Tortuga

Pescara, la Finanza sequestra bene per 16 milioni di euro a Mattucci. C’è anche il Tortuga


CHIETI, 8 febbraio – Secondo la Guardia di Finanza, che gli ha sequestrato beni per sedici milioni di euro, lo scopo principale con cui Mauro Matrtucci, conosciuto imprenditore di Montesilvano, movimentava la sua attività era quello di frodare l’erario. A qualsiasi costo.

Così, dopo due arresti, adesso è arrivato il provvedimento del Tribunale di Chieti, una misura di prevenzione patrimoniale economicamente rilevantissima, la più ingente nella storia d’Abruzzo in applocazione del codice antimafia.

Fra i beni 17 immobili, 18 partecipazioni societarie, 17 rapporti bancari: i dettagli sono illustrati in una conferenza stampa, in corso, dal Procuratore Capo di Chieti, Francesco Testa, e dai vertici dei Comandi provinciali della Guardia di Finanza di Chieti e Pescara.

Ci sono immobili, come lo stabilimento balneare ‘Tortuga’ a Pescara e il centro commerciale ‘Cuore Adriatico’ a Civitanova Marche (Macerata), nonché tre ville con piscina coperta e palestra fra i beni, per un valore nominale di 16 milioni di euro, sequestrati dalla Finanza all’imprenditore abruzzese Mauro Mattucci, in esecuzione di un decreto emesso dal Tribunale di Chieti su richiesta della Procura nell’ambito dell’operazione ‘Scacco-Matt’. A Mattucci, 63 anni, oggi sono stati sequestrati immobili, fra uffici e sedi amministrative delle società del gruppo di famiglia, 18 partecipazioni societarie e 14 complessi aziendali in Abruzzo, Marche, Lazio e in Belgio, a Charleroi, e poi 17 rapporti bancari intestati a lui, ai figli e ad alcune società.

La gestione dell’ingente patrimonio è stata affidata a un amministratore giudiziario nominato dal Tribunale di Chieti, patrimonio del quale verrà chiesta la confisca, come ha annunciato il procuratore capo della Repubblica di Chieti, Francesco Testa.

Le indagini complesse, svolte dalle Fiamme Gialle di Pescara e di Chieti attraverso una certosina disamina dei flussi finanziari e degli investimenti operati, hanno consentito di ricostruire in capo a Mattucci non solo la disponibilità di beni mobili, immobili e di società intestate fittiziamente a familiari o terze persone, ma anche di qualificarne l’elevato spessore del profilo criminale, caratterizzato, sin dagli anni ’80, da condanne, alcune in via definitiva, e numerosi procedimenti penali ancora pendenti, per reati quali associazione per delinquere, estorsione, bancarotta fraudolenta e illeciti ambientali.

Dalla ricostruzione effettuata dalla Guardia di Finanza, è stato detto in conferenza stampa, è emerso che Mattucci era dedito alla commissione abituale, in qualità di ‘dominus’ di un sodalizio criminoso, di plurimi reati in materia tributaria, con lo scopo principale di frodare l’Erario, a proprio vantaggio e con qualsiasi mezzo.

E l’ingente patrimonio accumulato ha avvalorato la tesi che l’uomo vivesse dei proventi delle proprie attività illecite, reinvestendo i profitti in quote societarie, attività commerciali o immobili, che oggi sono stati sequestrati. Fondamentale è stata l’analisi, da parte degli investigatori, dei redditi dichiarati da Mattucci e dai familiari dal 2005 al 2015: questi hanno percepito e dichiarato redditi erogati da diverse società, un fatto che apparentemente legittimava il possesso dei beni posseduti, come pure l’elevato tenore di vita.

Tuttavia, l’analisi dei flussi finanziari e delle architetture societarie ha consentito agli investigatori di accertare che le aziende che erogavano i proventi erano detenute direttamente o indirettamente e che evadevano costantemente i tributi nei confronti dello Stato attraverso false fatturazioni e indebite compensazioni con crediti Iva fittizi.

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