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Pescara, vertenza Attiva: sentenza a febbraio per 17 ex precari

Pescara, vertenza Attiva: sentenza a febbraio per 17 ex precari

PESCARA, 4 novembre – Si avvicina alla conclusione, per lo meno in primo grado, la vertenza intentata da 17 ex dipendenti di Attiva nei confronti dell’azienda municipalizzata che si occupa della pulizia e della raccolta dei rifiuti a Pescara, per ottenere la conversione del rapporto di lavoro in contratto a tempo indeterminato.  Questa mattina, in tribunale, sono stati ascoltati gli ultimi tre testimoni citati da Attiva. Subito dopo il giudice Massimo De Cesare ha fissato al prossimo 10 febbraio la data per la discussione e la sentenza.

Complessivamente sono 62 gli ex precari dell’ente che hanno fatto ricorso alle vie legali nei confronti dell’azienda. Molti di loro, nei mesi scorsi, avevano dato vita ad un sit-in permanente davanti al palazzo del Comune, per chiedere una soluzione politica al problema. La vertenza si basa sul fatto che, a partire dal biennio 2007-2008, erano stati assunti dall’azienda tramite agenzie interinali, con contratti di somministrazione a tempo determinato, rinnovati per periodi di 3 o 6 mesi fino allo scorso anno. I legali degli ex lavoratori, Carlo Alfani e Fabio Di Paolo, hanno chiesto la nullità dei contratti, per frode alla legge e per nullità della causale apposta sui contratti, con la quale è stata giustificata la scadenza degli stessi.

La difesa di Attiva, affidata ad Osvaldo Galizia e Luca Grossi, ha messo in rilievo la necessità dell’azienda, per esigenze di tipo lavorativo, di assumere ulteriore personale in determinate stagioni dell’anno. Inoltre i legali di Attiva hanno evidenziato la cronica carenza di personale dell’azienda, che in sostanza provvedeva ad ulteriori assunzioni temporanee di personale sulla base dei budget trimestrali che il Comune di Pescara metteva a disposizione. Secondo Alfani e Di Paolo, però, tali elementi non giustificherebbero il ricorso a prestazioni lavorative di tipo continuativo, durate diversi anni e interrotte solo per pochi giorni ogni 3 o 6 mesi.

La difesa dell’azienda, inoltre, aveva presentato un’eccezione preliminare, invocando la decadenza dell’azione legale sulla base della legge Fornero, che impone di impugnare i contratti entro un termine di 60 giorni. Secondo i legali dei lavoratori, però, l’eccezione non può essere accolta, in quanto la legge Fornero è del luglio 2012, mentre i contratti dei ricorrenti sono stati stipulati nel 2007 e nel 2008. Il giudice, all’inizio del dibattimento, si era riservato di esprimersi sull’eccezione nell’ambito della discussione conclusiva.

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