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Valanga di Rigopiano, inchiesta a un passo dalla chiusura

Valanga di Rigopiano, inchiesta a un passo dalla chiusura


PESCARA, 5 novembre – Ultimi passi. L’inchiesta della Procura della Repubblica di Pescara sul disastro dell’Hotel Rigopiano di Farindola è, praticamente, alla chiusura. Entro il prossimo 18 novembre i magistrati tireranno le fila dell’indagine: una scadenza trapelata al termine dell’incontro di oggi pomeriggio tra il procuratore capo Massimiliano Serpi, il sostituto Andrea Papalia e 23 familiari delle vittime.

“E’ stato un incontro sereno, è la terza volta che veniamo qui e questa volta usciamo ancora più fiduciosi delle altre volte – ha detto Gianluca Tanda, del Comitato Vittime di Rigopiano -. Siamo ormai in dirittura d’arrivo”.

Tanda ha spiegato che, nel corso dell’incontro, i presenti hanno

“chiesto delle delucidazioni sulle ultime inchieste giornalistiche e i magistrati ci hanno assicurato che quanto emerso era già stato preso in considerazione da tempo. D’altronde recentemente abbiamo appreso che c’erano degli elicotteri che potevano alzarsi in volo sia dopo che prima, che ci sono delle novità sui telefonini e sui messaggi, e che si sono tenute delle riunioni segrete – ha rimarcato l’esponente del comitato -. Sembra inoltre che qualcuno dall’interno abbia chiesto aiuto non solo alle istituzioni locali, ma anche alla protezione civile e soprattutto al Coc di Penne, e noi vogliamo sapere se tutto questo è vero ed essere certi che sia stato preso in considerazione”.

Fuori dal Palazzo di Giustizia di Pescara i familiari delle vittime hanno esposto immagini dei propri cari e uno striscione con le foto delle 29 persone che sotto la valanga persero la vita “e la scritta”Mai più”:

“Abbiamo detto ai magistrati che la prescrizione è il nostro più grande incubo – prosegue Tanda – e che non può mandarci a casa dopo quasi due anni di battaglie. Abbiamo incontrato più volte il ministro della Giustizia Bonafede che sta lavorando molto su questa tema – ha proseguito Tanda – e insieme al Comitato nazionale vittime gli abbiamo consengato anche un documento. Quel che è certo – ha concluso il presidente del Comitato – è che non possiamo sentirci dire ‘mi dispiace, il reato è prescritto e quindi non ci sono colpevoli'”.

 

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