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Omicidio di Vasto, pena ridotta a 20 anni per Di Lello. Madre vittima: “Ucciso una seconda volta”

Omicidio di Vasto, pena ridotta a 20 anni per Di Lello. Madre vittima: “Ucciso una seconda volta”


L’AQUILA, 10 luglio – E’ stata ridotta a 20 anni di carcere, dalla Corte d’Assise d’Appello dell’Aquila, la pena della condanna a carico di Fabio Di Lello, l’uomo che nel febbraio del 2017, a Vasto, uccise a colpi pistola il ventunenne Italo D’Elisa. Lo stesso D’Elisa, sette mesi prima, aveva investito con la sua auto la moglie Di Lello, Roberta Smargiassi, di 34 anni, provocandone la morte. In primo grado Di Lello era stato condannato a 30 anni di reclusione dalla Corte d’Assise di Lanciano.

La madre della vittima, Diana Cupaiolo, in aula ha gridato tutto il suo dolore,  al momento della lettura della sentenza:

“Lo Stato lo ha ucciso un’altra volta, invece di stare vicino alle persone che vi si affidano per essere protette dalla giustizia”.

Rincarano la dose anche Andrea e Alessandro d’Elisa, gli zii di Italo:

“Siamo rimasti esterrefatti: come si fa a pronunciare una sentenza del genere che dà un colpo di grazia alla giustizia. Lo stato di diritto deve essere rispettato. I difensori di Di Lello hanno sfidato le istituzioni che dopo questa sentenza si dimostrano deboli. Di Lello ha ucciso Italo e ora che fanno? Gli danno un premio riducendogli la pena. Come si fa a concedere le attenuanti generiche per l’uccisione a colpi di pistola di un bambino che andava in bicicletta? Questa sentenza è un messaggio negativo per tutti i giovani. Italo è morto, nessuno può più fargli del male, ora però a morire è stata la giustizia. Un atteggiamento che non riusciamo a capire e che è sicuramente un disvalore”.

La famiglia D’Elisa aspetterà di leggere la sentenza e poi deciderà se seguire la strada del terzo grado di giudizio con il ricorso in Cassazione.

Di tenore opposto le reazioni dei difensori di Di Lello,  Giuliano Milia e Pierpaolo Andreoni:

“Non c’è soddisfazione in una sentenza pur sempre di omicidio, ma siamo felici per la comprensione della Corte che ha capito il dramma psicologico e umano di Di Lello, anche rafforzato dalla perizia psichiatrica del giovane. Non ci può essere soddisfazione quando sono coinvolte a vario titolo tre famiglie. Abbiamo fatto il nostro dovere di avvocati e i processi si fanno in aula e non con gli articoli di giornale. Ora ci stiamo recando in carcere a Lanciano per comunicare personalmente la notizia a Fabio”.

Il procuratore generale Pietro Mennini e le parti civili, tramite gli avvocati Gianrico Ranaldi e Pompeo Del Re, avevano chiesto la conferma delle ragioni della condanna di primo grado e avevano esposto la propria contrarietà alla concessione di qualsiasi attenuante per Di Lello, alla luce dell’efferatezza del delitto.
I giudici della corte aquilana si sono ritirati in Camera di Consiglio nella mattinata di oggi. Nel corso dell’udienza, dopo la puntualizzazione di alcuni aspetti tecnici, si è passati all’interpretazione della perizia psichiatrica, ricostruendo lo stato in cui si trovava Di Dello in seguito all’incidente in cui perse la moglie.

I difensori dell’imputato, Giuliano Milia e Pierpaolo Andreoni, avevano invece rinnovato la richiesta di eliminare la premeditazione e di concedere le attenuanti generiche, evidenziando la grave depressione diagnostica del loro assistito durante il periodo detentivo.

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