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Abusi su un minore a Villa Raspa, chiesta condanna a 3 anni per l’ex parroco Don Vito Cantò

Abusi su un minore a Villa Raspa, chiesta condanna a 3 anni per l’ex parroco Don Vito Cantò


PESCARA, 31 maggio – Rischia una condanna a tre anni di reclusione Don Vito Cantò, l’ex parroco della chiesa di San Camillo De Lellis, a Villa Raspa di Spoltore, accusato di abusi di natura sessuale nei confronti di un ragazzo all’epoca minorenne. E’ quanto ha chiesto il pm Salvatore Campochiaro, questa mattina davanti al tribunale collegiale di Pescara, nell’ambito del processo con rito abbreviato.

Alla richiesta dell’accusa si è associato il legale di parte civile, Vincenzo Di Girolamo, che punta al riconoscimento della piena responsabilità dell’ex parroco. La difesa di Don Vito Cantò, rappresentata dall’avvocato Giuliano Milia, nonostante la bocciatura del ricorso presentato in Cassazione, ha invece insistito nell’affermazione del principio del “ne bis in idem”, in base al quale l’imputato, già dichiarato colpevole da un tribunale ecclesiastico, non potrebbe essere condannato due volte per lo stesso reato. In subordine la difesa ha chiesto l’assoluzione. Sia Di Girolamo che Milia hanno presentato delle memorie difensive e l’udienza è stata aggiornata al prossimo 14 giugno per la sentenza.

I presunti abusi si sarebbero consumati tra l’estate del 2011 e quella 2012. Nel 2013, sulla base di circostanziate segnalazioni relative ad abusi di natura sessuale nei confronti di un ragazzo all’epoca minorenne, il vescovo di Pescara, Tommaso Valentinetti, decise di sospendere cautelativamente don Vito Cantò, il quale lasciò la parrocchia e si dimise da educatore negli scout dell’Agesci. Nel 2014 iniziò il processo canonico e contestualmente i genitori del ragazzo decisero di rivolgersi anche alla magistratura ordinaria, che affidò le indagini alla squadra mobile di Pescara. Il processo canonico si chiuse con una condanna di divieto perpetuo dello svolgimento di attività parrocchiali con minorenni, e con altre pene accessorie, come l’obbligo di 5 anni di vita monacale.

In seguito, nel 2016, lo sviluppo delle indagini indusse il pm della Procura di Pescara, Salvatore Campochiaro, a chiedere il rinvio a giudizio, ma l’avvocato del sacerdote, Giuliano Milia, si rivolse alla Cassazione, invocando il principio del “ne bis in idem”. La Cassazione definì “inammissibile” il ricorso del parroco e i legali della difesa presentarono lo stesso ricorso al tribunale di Pescara, dove il pm Salvatore Campochiaro e l’avvocato di parte civile Vincenzo Di Girolamo si opposero. Il tribunale, infine, scelse di posticipare la decisione sull’eccezione alle fasi successive del giudizio, quando sarebbero state disponibili le motivazioni della Cassazione. La difesa del sacerdote, a quel punto, avanzò la richiesta di rito abbreviato.

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