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Appalti ricostruzione a Bussi e Bugnara, difese chiedono nullità del decreto di giudizio immediato

Appalti ricostruzione a Bussi e Bugnara, difese chiedono nullità del decreto di giudizio immediato


PESCARA, 11 luglio – Tra continui rinvii e strategie dilatorie delle difese, stenta a decollare il processo sui presunti appalti pilotati, per la ricostruzione nei comuni di Bussi e Bugnara. Questa mattina, davanti al tribunale collegiale di Pescara, l’avvocato Pietro Gigliotti, che assiste l’imprenditore umbro Stefano Roscini, imputato insieme ad altre 14 persone, ha sollevato un’eccezione, chiedendo la nullità del decreto di giudizio immediato. I legali degli altri imputati si sono associati alla richiesta del difensore di Roscini. Il pm avrà modo di replicare nella prossima udienza, in programma il 13 settembre. Si rischia, dunque, un ulteriore e considerevole allungamento dei tempi del processo.

Secondo l’avvocato Gigliotti, nello specifico, non sarebbero state rispettate le condizioni che consentono il ricorso al rito speciale, poiché il suo assistito, nel corso degli interrogatori, non sarebbe stato chiamato a rispondere su tutti i capi di imputazione ma soltanto su quelli relativi all’applicazione delle misure cautelari.

Tra i 15 imputati, oltre a Roscini, figurano l’imprenditore umbro Angelo Riccardini, l’ex colonnello dell’Esercito Giampiero Piccotti, l’ex capo dell’Ufficio per la ricostruzione numero 5 di Bussi, Angelo Melchiorre e l’architetto Emilio Di Carlo.
Le accuse, a vario titolo, sono di associazione a delinquere, corruzione, concussione, turbativa d’asta, falso in atto pubblico e induzione indebita a dare o promettere utilità.

Per la procura sono “evidenti” le prove dell’esistenza di una presunta “associazione a delinquere”, finalizzata a pilotare gli appalti della ricostruzione privata del dopo terremoto a Bussi e Bugnara. Secondo il pm Anna Rita Mantini, le testimonianze raccolte, le acquisizioni di documenti, le intercettazioni telefoniche e soprattutto la confessione di un imprenditore sui pranzi delle tangenti, dimostrerebbero le responsabilità degli indagati nella “spartizione” degli aggregati dei lavori.

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