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Discarica dei veleni di Bussi, fitto calendario a L’Aquila: il 31 gennaio la sentenza

Discarica dei veleni di Bussi, fitto calendario a L’Aquila: il 31 gennaio la sentenza

L’AQUILA, 19 dicembre – E’ prevista per il 31 gennaio la sentenza del processo sulla mega discarica dei veleni scoperta a Bussi nel 2007. Questa mattina si è tenuta la prima udienza presso la Corte d’Assise d’Appello dell’Aquila e il collegio, presieduto dal giudice Aldo Manfredi, ha fissato un fitto calendario di udienze che si terranno nel prossimo mese. Si tornerà in aula l’11 gennaio, con le requisitorie dei due procuratori generali Romolo Como e Domenico Castellani.

Nel corso della mattinata di oggi, è stata esposta la relazione del collegio giudicante, che ha anche respinto l’istanza presentata da uno degli avvocati delle difese: Tullio Padovani, che assiste Guido Angiolini, amministratore delegato della Montedison dal 2001 al 2003, aveva infatti chiesto la sospensione del processo in attesa che si esprima la Corte costituzionale sulla legittimità di un intervento legislativo, la cosiddetta legge Cirielli, che ha ampliato i termini di prescrizione del reato di disastro colposo da 7 anni e 6 mesi a 15 anni.

“Il processo prosegue e non poteva essere diversamente – ha commentato l’avvocato Tommaso Navarra, che assiste le parti civili Wwf e Legambiente – perché agli imputati viene contestato un fatto di volontà e di dolo, non una colpa, e questo è pacifico sul piano fattuale”.

L’avvocato Padovani aveva chiesto al collegio giudicante di attendere la prossima udienza della corte costituzionale che, a suo dire, potrebbe svolgersi tra maggio e giugno, dopo lo slittamento per le dimissioni di un giudice relatore. La procura generale, rappresentata dall’avvocato generale Romolo Como, si era rimessa alla decisione del collegio evidenziando che, in caso di accoglimento dell’istanza del difensore, sarebbe stato comunque sospeso il termine della prescrizione per i reati su cui si procede. Il collegio alla fine ha stabilito di valutare la legittimità costituzionale assieme alla decisione, ovvero al momento della sentenza.

Secondo le parti civili l’istanza era comunque irrilevante perché il reato di disastro colposo è già stato prescritto. Il disastro doloso rischia invece la prescrizione entro la primavera del 2017, mentre il reato di avvelenamento non si prescrive.

”Entro gennaio sapremo di che morte morirà questo processo – ha aggiunto l’avvocato Navarra, al termine dell’udienza, facendo riferimento alle situazioni extra processuali che hanno turbato la vicenda -. Si parla di fatto doloso e in questo senso è stato fissato un calendario molto fitto, per arrivare alla verità, A gennaio ci sarà la sentenza ed è un aspetto dirimente. Ci sarà un accertamento di merito, ma anche sulla natura del disastro”.

Dopo le requisitorie in programma l’11 gennaio, il 16 gennaio sarà la volta delle parti civili, mentre nei giorni 17, 19, 25, 26 e 30 gennaio avranno spazio le difese. Il 31 gennaio, se necessario, saranno ultimate le repliche e subito dopo il collegio si ritirerà in Camera di Consiglio.

“L’augurio, come cittadino, è che il ministero dell’Ambiente, la Solvay ed Edison si siedano intorno ad un tavolo per risolvere il problema della bonifica, prima ancora che si individuino i colpevoli – ha dichiarato l’avvocato Pierluigi Tosone, legale di parte civile per conto dell’associazione Mila Donna Ambiente, che fa parte del consorzio Bussi ci riguarda, insieme ad Italia Nostra e Mare Vivo -. La vicenda è molto complessa, ci sono varie aree da bonificare dentro e fuori il sito e l’area più complicata è la Tremonti. Bisogna collocare storicamente la vicenda: negli anni Settanta non c’erano normative, le fabbriche sotterravano i rifiuti, anche quelle a partecipazione pubblica.
Lo Stato deve sentirsi responsabile di convocare un tavolo per bonificare. La bonifica è un atto politico e di buon senso, il processo e la sentenza possono solo dare un impulso”.

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