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Forum H2o: “L’Hotel Rigopiano non doveva essere lì, è stato costruito sui resti di altre valanghe”

Forum H2o: “L’Hotel Rigopiano non doveva essere lì, è stato costruito sui resti di altre valanghe”


PESCARA, 23 gennaio – Una documentata e dettagliata denuncia del Forum H2o, da anni impegnato in battaglie in difesa dell’ambiente e del territorio abruzzese, fornisce una chiave di lettura decisamente inquietante sulla tragedia dell’Hotel Rigopiano. Sulla base della ricostruzione fornita dall’associazione, quella struttura non avrebbe mai dovuto vedere la luce, per via del contesto morfologico e idrogeologico nella quale era inserita: il resort, infatti, sarebbe stato costruito sopra colate e accumuli di detriti preesistenti, compresi quelli da valanghe.  In pratica sarebbe sorto su resti di passati eventi di distacco, provenienti dal canalone sovrastante la montagna.

La denuncia del Forum H2o fa perno sulla mappa Geomorfologica dei bacini idrografici della Regione Abruzzo del 1991, ripresa e confermata nel 2007 dalla mappa del Piano di Assetto Idrogeologico della Giunta Regionale. Si tratta della mappa 350 Ovest, rintracciabile anche sul sito della Regione.

L’associazione evidenzia come la mappa, nell’area in questione, presenti dei “conoidi di deiezione”, ovvero “un’area rialzata, formata proprio dai detriti che arrivano dal canalone a monte dell’albergo. Insomma, come stare lungo la canna di un fucile, che poi è stato caricato ed ha sparato”.

Sulla mappa si notano tre segni grafici verdi a forma di cono che convergono verso l’area dell’albergo e che rappresentano il movimento di flussi di materiale accumulatosi nel tempo alla base del canalone. Già dagli anni Cinquanta si ha memoria di una struttura di rifugio, ma l’hotel è stato costruito negli anni Settanta e ingrandito dopo il 2000.

“Il fatto che ci fosse prima una struttura più piccola non vuol dire granché – afferma Augusto De Sanctis, esponente del Forum H2o – perchè i tempi di ritorno di questi fenomeni estremi possono essere più lunghi di qualche decina di anni. Un po’ come avviene per le piene dei fiumi, ci sono gli eventi che mediamente avvengono ogni 50 anni, quelli più importanti che avvengono ogni 100 anni e poi quelli estremi che possono avvenire ogni 500 anni e che raggiungono aree inusitate”.

De Sanctis rimarca:

“Le carte del rischio tengono conto di questa periodicità, perimetrando aree sempre più vaste al crescere del tempo di ritorno. I geologi identificano le aree di rischio non solo attraverso gli eventi già noti, riportati nel catasto di frane e valanghe, ma anche e soprattutto sulla base di alcune caratteristiche specifiche del terreno a cui ricollegano il tipo di eventi che può verificarsi. E lì questi segnali dovevano essere evidentissimi, come spiegano queste mappe ufficiali”.

L’esponente del Forum H2o chiama in causa soprattutto la Regione:

“L’esistenza di una mappa conoscitiva non si è tradotta, per omissione della Regione, in una mappa del rischio valanghe, che era prevista dalla legge 4 del 1992, ovvero una norma risalente a 25 anni fa. La legge prevede per le aree a rischio, accertate o potenziali, l’inedificabilità, e per le strutture esistenti il divieto di uso invernale. Non è stato fatto un Piano Valanghe, ma in ogni caso nel percorso di ristrutturazione dell’hotel si doveva evidenziare il contesto di rischio e agire di conseguenza, come prevede il Decreto 11/03/1988 dal titolo evocativo: ‘Norme tecniche riguardanti le indagini sui terreni e sulle rocce, la stabilità dei pendii naturali e delle scarpate, i criteri generali e le prescrizioni per la progettazione, l’esecuzione e il collaudo delle opere di sostegno delle terre e delle opere di fondazione. Istruzioni per l’applicazione’ “.

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