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Incompatibilità D’Alfonso, respinto il ricorso del M5s. I pentastellati: “Ricorreremo in appello”

Incompatibilità D’Alfonso, respinto il ricorso del M5s. I pentastellati: “Ricorreremo in appello”


L’AQUILA, 24 luglio – Respinto il ricorso del Movimento 5 Stelle sull’incompatibilità di Luciano D’Alfonso, presidente della giunta regionale abruzzese e, ormai da diversi mesi, anche senatore. Il tribunale civile dell’Aquila, però, ha dato ragione al governatore, condannando i pentastellati al pagamento delle spese legali.

I giudici si erano riservati la decisione dopo l’udienza che si è svolta ieri. Nella sentenza emessa oggi hanno accolto la tesi difensiva, secondo la quale la scelta tra le due cariche elettive dovrà essere effettuata dopo la convalida, da parte della Giunta per le elezioni del Senato, della elezione a senatore.

Al di là dei tecnicismi giuridici, permangono i dubbi e le perplessità, in merito alla condotta di D’Alfonso, sul piano dell’opportunità politica. Una scelta, quella di mantenere i due incarichi, che ha esposto il governatore abruzzese a duri attacchi, non soltanto degli avversari politici, ma anche da parte dei media nazionali e di semplici osservatori.

Il Movimento 5 Stelle, in una nota, annuncia che ricorrerà in appello:

“Riteniamo l’ordinanza del Tribunale de L’Aquila, riguardante la decadenza di Luciano D’Alfonso, non condivisibile e quindi ne annunciamo l’impugnazione in tempi brevissimi. Il presidente D’Alfonso è stato già proclamato senatore dalla Corte d’Appello de L’Aquila il 16 marzo e da quel momento è divenuto a tutti gli effetti componente del Senato integrando l’incompatibilità sancita dalla Costituzione, secondo cui nessuno può appartenere contemporaneamente a un Consiglio o a una Giunta regionale e ad una delle Camere del Parlamento. Il Tribunale, facendo propria la tesi di D’Alfonso e sorprendentemente in contrasto con numerosi pareri di illustri costituzionalisti, sostiene che il Senatore che si trova in situazione di incompatibilità possa optare per uno dei due incarichi fino a che non sia intervenuta la convalida della sua elezione da parte del Senato. Il Tribunale nella sentenza, di fatto, sostiene che la proclamazione non sia ancora avvenuta e avverrà solo a seguito del giudizio di convalida. Ma proclamazione c’è già stata: il 16 marzo da parte della Corte d’Appello. Inoltre, il tribunale non ha tenuto conto dell’esistenza del parallelo procedimento in Consiglio Regionale volto ad accertare l’incompatibilità e la permanenza nel ruolo di Presidente di Regione, in caso di sopravvenuta elezione al Senato. Questo procedimento si svolge, sulla base di leggi nazionali e regionali, in maniera del tutto autonoma dal procedimento senatoriale. Si può svolgere dinanzi alla Giunta per le elezioni regionale oppure dinanzi al Tribunale ordinario. Con l’ordinanza odierna, il Tribunale de L’Aquila ha dichiarato che il Consiglio regionale dell’Abruzzo non avrebbe mai potuto chiedere a D’Alfonso di optare tra uno dei due incarichi e mai avrebbe potuto dichiararne la decadenza dalla carica di consigliere regionale perchè il procedimento legittimo sarebbe solo quello che si svolge dinanzi al Senato. La domanda è: se a decidere è sempre e comunque la Giunta per le elezioni del Senato, che senso ha prevedere nell’ordinamento italiano anche la possibilità del giudizio dinanzi alla Giunta per le elezioni della Regione o lo stesso ricorso al Tribunale ordinario? Per noi questa interpretazione non è condivisibile. Abbiamo avanzato al Tribunale una domanda chiara: dichiarare la sussistenza della incompatibilità, e la successiva decadenza, dalla carica di consigliere regionale e presidente di regione, non di certo da Senatore. In sostanza abbiamo chiesto se fosse possibile appartenere, contemporaneamente, al Consiglio regionale dell’Abruzzo e al Senato della Repubblica. Non ci sembra che sia stata data risposta a ciò. Pertanto, ricorreremo in appello.”

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