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L’Aquila tra disagio e ritardi: il viaggio di Legambiente a otto anni dal terremoto

L’Aquila tra disagio e ritardi: il viaggio di Legambiente a otto anni dal terremoto

L’AQUILA, 6 aprile – Cinquemila nuovi poveri, disoccupati, inoccupati, sottoccupati. Nella mappa dei danni provocati dal terremoto del 2009 il problema sopravvivenza, letto sia dal punto di vista economico che ambientale, è il primo da affrontare, complessivamente il più grave. E’ il dato che viene fuori da “Visita guidata all’Aquila – Vi raccontiamo la città a 8 anni dal sisma”, curato dal Circolo Legambiente Abruzzo Beni Culturali.

Nel 2009 L’Aquila aveva 72.988 residenti, ma tra studio, lavoro, turismo e attività terziarie arrivava a contare una media quotidiana di centomila presenze. Oggi la prospettiva è ribaltata: dei circa settantamila residenti rilevati in città e frazioni molti sono “nominali”, da tempo domiciliati fuori città. Alcuni hanno deciso di tornare e attendono il completamento della casa, altri vivono ormai stabilmente altrove. E sono la maggioranza.

Negli alloggi di Map e Progetto Case ci sono ad oggi poco più di diecimila sfollati, il numero delle persone che hanno lascito gli alloggi provvisori è sceso, negli ultimi due anni del 30%.  A 8 anni dal sisma la maggior parte delle New Town lamenta ancora la mancanza di luoghi di ritrovo in prossimità degli insediamenti e l’insufficienza di servizi di trasporto in particolare nelle ore serali e notturne e nei giorni festivi o non scolastici. I cittadini che di più risentono di questa situazione sono i giovani tra i 18 e 30 anni e gli anziani.

In più le case hanno avuto problemi di fornitura e progettazione: duecento isolatori sismici sono destinati a sbriciolarsi se dovesse verificarsi un terremoto analogo a quello di otto anni fa; l’analisi termografica sulle strutture ha rilevato un isolamento non omogeneo, con rilevanti dispersioni.

“I tempi lunghi della ricostruzione – sottolinea Legambiente – e la mancanza di una vera programmazione stanno portando molti residenti ad abbandonare L’Aquila”.

E’ camminando attraverso la città, in particolare nel centro storico, che ci si rende conto di come la città stia di fatto rinascendo a due velocità:

“Percorrendo quello che è stato definito l’asse centrale della ricostruzione (la strada che attraversa il centro storico da nord a sud), è evidente l’alternanza tra edifici in cui i lavori sono conclusi ed edifici nelle stesse condizioni del 6 aprile 2009. Inoltrandosi tra i vicoli che si diramano dall’asse centrale, non è raro imbattersi in alberi e arbusti cresciuti tra le macerie”.

Letto attraverso i numeri sul destino di alcune strutture c’è ancora incertezza:

“Subito dopo l’evento sismico del 2009, è stata effettuata un’analisi del danno sugli immobili; da questa è risultato che il 22% degli edifici presentava importanti danni di tipo strutturale, quindi classificati con la lettera E ovvero totalmente inagibili. Il 5% degli edifici è stato classificato come C, ovvero parzialmente inagibile, il 28% come B, cioè inagibile temporaneamente (in tutto o in parte) e il 45% classificato come A, ovvero agibile. I dati acquisiti sono stati validi fino alle scosse di gennaio 2017, e sono stati la guida per erogare i contribuiti per i lavori di ricostruzione o riparazione degli immobili; oggi non abbiamo una nuova stima degli edifici agibili, visto che ancora non sono conclusi i controlli dopo il sisma che ha interessato di nuovo queste zone nel gennaio di quest’anno”, scrive Legambiente.

Mentre la ricostruzione della periferia è sostanzialmente conclusa, quella del centro storico è appena all’inizio e rappresenta economicamente il capitolo più oneroso per quanto riguarda i finanziamenti. E il capitolo della ricostruzione pubblica è ancora tutto da scrivere.

Capitolo dolente quello delle scuole: sono 3500 secondo l’elaborazione di Legambiente i bambini di scuola primaria e secondaria che seguono le lezioni nei Musp; molti di loro non hanno mai frequentato in edifici con pareti in muratura:

“Non esiste ad oggi una vera e definitiva programmazione della ricostruzione degli edifici scolastici comunali. Non c’è ancora un edificio che sia stato ricostruito e non è stata indetta nemmeno una gara d’appalto. Al momento, gli unici edifici scolastici dove si è avviata o conclusa la progettazione preliminare (ma solo quella) sono la scuola primaria di Arischia, la scuola primaria di Pettino “Mariele Ventre”, la scuola primaria di Coppito e la scuola d’infanzia di S. Sisto. Otto anni dopo le scuole riaperte si sono scoperte fragili e indifese all’improvviso dopo le scosse che dal 24 agosto in poi stanno devastando l’Italia centrale. Il caso del Liceo Classico Cotugno, forse è il più emblematico, e a prescindere dagli elementi tecnici sulla vulnerabilità sismica dell’edificio, un dato è eloquente: dal 6 marzo i 1200 studenti del liceo sono stati distribuiti su tre sedi diverse di altri istituti. Gli studenti non andavano più a scuola dopo le sciame sismico che ha interessato la città il 18 gennaio scorso”.

Anche l’Università ha pagato un prezzo altissimo al terremoto: dai 23516 iscritti dell’anno accademico 2008-2009, forte di 6289 immatricolati si è passati ai 1.741 immatricolati del 2015-2016 con complessivi 18.063 iscritti. U  calo reso più pesante  se si pensa che grazie agli incentivi del Miur, (che avevano consentito di non adottare il numero programmato in alcuni corsi di laurea e, soprattutto, di godere dell’esonero dal pagamento dei contributi universitari affiancati dalla gratuità dei trasporti) era stato toccatro nel 2012-2013 il picco delle 7.363 immatricolazioni e dei 24978 iscritti.

Per Legambiente:

“Il calo delle iscrizioni e delle immatricolazioni è anche legato al fatto che diverse sedi risultano inagibili e che i servizi, a 8 anni dal sisma, restano carenti. Ad esempio gli studenti del polo universitario di Coppito, quello dove hanno sede molte facoltà scientifiche, sono costretti ancora ad andare a mensa e al bar nei container perché il centro polifunzionale dell’Adsu che li ospitava, insieme ad aule studio e spazi ricreativi, è ancora inagibile e transennato”.

Si tratta di disagi che portano direttamente alla necessità di una ricostruzione sociale difficile, anche perché solo una minima parte dei locali che ospitavano iniziative culturali o di divertimento in città è tornata agibile.

Incontrarsi è sempre difficile, gli appuntamenti vengono promossi principalmente sui social media: la vita della città, in assenza di luoghi reali, si svolge per un’ampia parte nella grande piazza di facebook. I social sono anche lo strumento che mantiene vivi quelli che una volta erano rapporti di vicinato, che rischiano di dissolversi, abbattuti dall’allontanamento forzato.

Oggi per la rinascita dell’Aquila servono soluzioni condivise e Legambiente fa le sue proposte. Innanzitutto una riqualificazione del suolo attraverso l’abbattimento di tutte le casette dell’emergenza spuntate come funghi nel dopoterremoto, spesso alzate anche in aree non sicure.

E poi la ricostruzione sociale, necessaria a “riempire di contenuti” quella materiale: più attenzione per luoghi di istruzione, servizi, trasporti e spazi multimediali e necessarie politiche di rilancio:

“finalizzate alla riduzione della disoccupazione e dello spopolamento, priorità che non possono più essere ignorate o affrontate con vecchi strumenti. Il tutto dentro la partecipazione che, oltre a garantire la condivisione delle scelte, solleciti l’interesse dei cittadini per la vita pubblica”.

 

 

 

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