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Omicidio di Vasto, Fabio Di Lello condannato a 30 anni

Omicidio di Vasto, Fabio Di Lello condannato a 30 anni


LANCIANO, 24 marzo – La Corte d’Assise di Lanciano ha condannato a 30 anni Fabio Di Lello, il 34enne di Vasto che lo scorso primo febbraio ha ucciso a colpi di pistola Italo D’Elisa. Il giovane a luglio del 2016 fu protagonista di un incidente stradale in cui perse la vita la moglie di Di Lello, Roberta Smargiassi.

Il delitto era avvenuto davanti ad un bar di Vasto. Di Lello, imputato per omicidio volontario premeditato, aveva sparato tre colpi di pistola calibro 9 contro il 22enne. Secondo l’accusa, a spingere Di Lello ad uccidere il giovane è stata proprio la volontà di vendicare la morte della moglie, investita e uccisa nella cittadina del Chietino.

RICONOSCIUTA LA PREMEDITAZIONE

I giudici hanno riconosciuto la premeditazione per Di Lello. Durante l’ultima udienza, lo scorso 20 marzo, la Procura aveva chiesto l’ergastolo. La condanna è a 30 anni per lo sconto di pena previsto con il giudizio abbreviato. La Corte d’Assise ha anche stabilito una provvisionale di 40mila euro in favore dei genitori e del fratello di D’Elisa.

Nel dispositivo di sentenza, oltre alla condanna a 30 anni di reclusione, Di Lello è stato condannato all’interdizione perpetua dai pubblici uffici e a tre anni di libertà vigilata al momento della fine della pena detentiva. Infine, al pagamento delle spese processuali alle parti civili. La Corte d’Assise ha posto sotto sequestro la pistola calibro 9 con la quale il primo febbraio scorso ha ucciso Italo D’Elisa.

LEGALI DI LELLO: MOTIVAZIONI, POI IN APPELLO

Questo il commento degli avvocati difensori di Fabio Di Lello, Pierpaolo Andreoni e Giovanni Cerella:

“Il processo lo iniziamo ora. Leggeremo le motivazioni della sentenza che sarà depositata fra 90 giorni e faremo appello con la stessa strategia. Non commentiamo mai le sentenze, ma le impugniamo. Alla lettura del dispositivo Fabio ci ha abbracciati e si è sfogato con un pianto liberatorio. Forse ha capito la portata del suo gesto e in pochi secondi ha rivissuto sette mesi di dolore, iniziati con la morte della moglie Roberta Smargiassi. E’ un ragazzo di 34 anni incensurato che per la prima volta ha visto un’aula di tribunale e nel modo più pesante”.

FAMILIARI DELLA VITTIMA: “LA GIUSTIZIA SI FA NEI TRIBUNALI”

I genitori e il fratello di Italo D’Elisa, ammessi come parti civili al risarcimento danni, in via provvisionale, di 40 mila euro ciascuno, affidano agli avvocati Pompeo Del Re e Gianrico Ranaldi il proprio pensiero:

“Continuiamo ad avere fiducia nelle istituzioni perché in uno Stato di diritto è importante che la giustizia la faccia un tribunale e non che si possa fare da sé. Questo ha sempre pensato la famiglia D’Elisa e questo emerge anche dal dispositivo letto. Riteniamo che questa sentenza riconosca gli elementi di imputazione che hanno fatto giustizia. La difesa ha diritto di fare appello”.

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