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Omicidio Montesilvano, Antonio ucciso per la frase “Infame non sei buono”. Killer in cella fuori regione

Omicidio Montesilvano, Antonio ucciso per la frase “Infame non sei buono”. Killer in cella fuori regione


MONTESILVANO, 25 settembre – “Vattene infame non sei buono”. Sono queste le parole che hanno mandato Massimo Fantauzzi su tutte le furie, spingendolo ad uccidere Antonio Bevilacqua. Un’offesa che il 46enne non ha potuto tollerare, al punto da tornare nel locale armato e aprire il fuoco. All’origine dell’omicidio avvenuto nel ristopub ‘Birrami’ di via Verrotti, a Montesilvano, infatti, c’è proprio il diverbio tra i due. Bevilacqua, con l’amico che era in compagnia del 46enne, scrive il gip di Pescara Gianluca Sarandrea nell’ordinanza di custodia cautelare, aveva “commentato negativamente la presenza del Fantauzzi, accompagnando tali considerazioni con gesti significativi di un atteggiamento di disprezzo che nutriva nei suoi riguardi”. Intanto il 46enne è stato trasferito in un carcere fuori regione, detenuto in regime di isolamento.

Fondamentali, per arrivare a Fantauzzi, che subito dopo l’omicidio si era dato alla fuga, sono state le testimonianze dei presenti. Tra queste, in particolare, quella di un amico del 46enne, che aveva trascorso la giornata con lui e che era andato con lui al pub, oltre a quelle dell’ex compagna e della figlia dell’arrestato.

Parlando con un’altra persona che aveva espresso risentimento nei confronti del 46enne, per “il mancato rispetto di un non precisato impegno che aveva assunto nei propri riguardi”, scrive il giudice, “Bevilacqua si era offerto di ‘risolvere’ la questione”, ma l’amico di Fantauzzi “era riuscito a riportarlo alla calma, premurandosi di invitare il Fantauzzi, che era sempre rimasto all’esterno del pub, ad abbandonare il locale vista l’atmosfera tesa nei suoi riguardi; tale invito – si legge nell’ordinanza – non era stato tuttavia raccolto”.

A quel punto Bevilacqua, quando il 46enne è entrato nel locale, ha “ostentato disprezzo invitandolo ad allontanarsi ed apostrofandolo con frasi offensive”.

Per evitare ulteriori tensioni l’amico ha accompagnato a casa il 46enne che, durante il tragitto, ha pronunciato la frase

“ma ti rendi conto, come mi ha trattato? Con un paio di cazzotti lo sfracchio…”.

Il testimone si è quindi trattenuto in casa di Fantauzzi per qualche minuto e poi ha fatto ritorno al pub. Mentre tornava in auto verso il locale è stato “superato da una moto di colore rosso che, al momento dell’affiancamento aveva avuto un momento di esitazione nel portare a termine il sorpasso”. Il 46enne aveva infatti una moto rossa, abbandonata nel fiume Pescara dopo il delitto e recuperata sabato pomeriggio dai Carabinieri.

“Decisivo elemento per la ricostruzione dei fatti e per l’individuazione del responsabile dei fatti – scrive il gip – veniva poi fornito dal dichiarante (l’amico dell’arrestato, ndr.), il quale, alla vista del filmato tratto dal sistema di telecamere posizionate all’interno ed all’esterno del locale, riconosceva questi nel proprio amico Fantauzzi Massimo”. Ci sono poi “altri significativi elementi che corroborano il quadro accusatorio”: in particolare l’ex compagna e la figlia di Fantauzzi “hanno fornito importanti elementi ai fini della richiesta cautelare”.

Il gip definisce quindi “rilevante” il quadro indiziario a carico dell’indagato, “posto che le riprese video in atti nonché le dichiarazioni rese dai soggetti sopraindicati, consentono di ricondurre la responsabilità del grave delitto in esame proprio a Fantauzzi Massimo”.

Il giudice, nell’ordinanza, si sofferma sull’“assoluta gravità intrinseca dei fatti compiuti” e sulla “ferocia mostrata dall’indagato nel realizzare il proposito delittuoso”.

L’arrestato è stato trasferito in carcere fuori regione. Verrà interrogato per rogatoria, anche se la data dell’interrogatorio di garanzia non è stata ancora fissata. Sarà comunque ascoltato entro giovedì, termine dei cinque giorni previsti dalla legge.

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