Pescara
Stai leggendo
Villa Raspa, minorenne abusato da ex parroco: nessuno si è accorto di nulla

Villa Raspa, minorenne abusato da ex parroco: nessuno si è accorto di nulla

PESCARA, 15 marzo 2018 – Nessuno si sarebbe accorto di nulla, nella parrocchia di San Camillo De Lellis, a Villa Raspa di Spoltore, dove, tra l’estate del 2011 e quella del 2012, l’ex parroco don Vito Cantò – secondo l’accusa – si sarebbe reso responsabile di abusi di natura sessuale nei confronti di un ragazzo all’epoca minorenne.

E’ quanto emerso dall’esame di quattro testimoni, questa mattina in tribunale a Pescara, nell’ambito del processo con rito abbreviato a carico dell’ex sacerdote. In particolare sono stati ascoltati due ragazzi e una ragazza che in quel periodo frequentavano la parrocchia di Villa Raspa, dove ebbero modo di conoscere sia l’ex parroco che il giovane abusato. I tre testimoni hanno parlato dei soggetti al centro della vicenda e fornito un quadro dei rapporti all’interno della parrocchia, spiegando di non avere notato nulla che lasciasse immaginare quanto in seguito è stato denunciato.

Nella prossima udienza, il 12 aprile, si terrà l’esame di un consulente tecnico della difesa, che sarà sollecitato dai legali di don Vito Cantò a fornire un parere sulle attività svolte in sede di incidente probatorio. Il 31 maggio, invece, si terrà la discussione.

La vicenda ebbe inizio nel 2013 quando, su segnalazioni ben circostanziate di abusi di natura sessuale nei confronti di un ragazzo all’epoca minorenne, il vescovo di Pescara Valentinetti decise di sospendere cautelativamente don Vito Cantò, il quale lasciò la parrocchia e si dimise da educatore negli scout dell’Agesci.

Nel 2014 iniziò il processo canonico e contestualmente i genitori del ragazzo decisero di rivolgersi anche alla magistratura ordinaria, che affidò le indagini alla Squadra Mobile di Pescara. Il processo canonico si chiuse con una condanna di divieto perpetuo dello svolgimento di attività parrocchiali con minorenni e con altre pene accessorie, come l’obbligo di 5 anni di vita monacale.

Nel frattempo le indagini indussero il pm della Procura di Pescara, Salvatore Campochiaro, a chiedere il rinvio a giudizio nel 2016, ma l’avvocato del sacerdote, Giuliano Milia, si rivolse alla Cassazione, invocando il principio del “ne bis in idem”, sulla base del quale non si può essere condannati due volte per uno stesso reato.

La Cassazione defininì però “inammissibile” il ricorso del parroco e allora i legali della difesa presentarono lo stesso ricorso al tribunale di Pescara, dove il pm Salvatore Campochiaro e l’avvocato di parte civile Vincenzo Di Girolamo si opposero.

Il tribunale, infine, scelse di posticipare la decisione sull’eccezione alle fasi successive del giudizio, quando sarebbero state disponibili le motivazioni della Cassazione. La difesa del sacerdote, a quel punto, avanzò la richiesta di rito abbreviato.

Mi sento...
Felice
0%
Orgoglioso
0%
Euforico
0%
Ok
0%
Triste
0%
Arrabbiato
100%